Trecento protesi del pene ​impiantate nel 2015 in Italia

Gabriele Antonini, urologo-andrologo, spiega come intervenire chirurgicamente al problema dalla disfunzione erettile

Pixabay

Un dato importante, tanto importante come l'operazione in sè e per quello che rappresenta. Scegliere di operarsi al pene non è facile, ma nemmeno vivere con un problema lo è. "La rinascita di un uomo" la definisce Gabriele Antonini, urologo-andrologo del dipartimento di Urologia U.Bracci dell’Umberto I.

"Mi sono dedicato completamente a questa chirurgia e nel tempo ho cercato di ultra-specializzarmi in questo settore cercando di raggiungere in termini di risultati degli standard qualitativi molto alti". E così ha fatto: il medico detiene il primato delle protesi del pene impiantante in Italia, 40 su 300 totali nell’ultimo anno, secondo i dati del registro di implantologia protesica peniena della Società italiana di andrologia.

Come ricorda Antonini: "Ci sono uomini che ogni giorno devono convivere con il dominante squilibrio tra un deficit, apparentemente irrisolvibile di una funzione così importante del proprio corpo, e l’essere animati da una immutata sete di voler vivere ancora quello straordinario piacere della vita che è il sesso. Uno squilibrio dilaniante, che nella maggior parte dei casi diventa il viatico che conduce lentamente, quasi senza accorgersene, ad ammalarsi di quel male oscuro, che è la depressione. Ed è proprio a questi uomini 'senza piacere dell’oggi e senza passione nel domani' che noi ci rivolgiamo".

Antonini utilizza un tecnica mininvasiva per l’intervento definita “Minimally invasive penile prosthesis implant”. "La uso soprattutto nei pazienti operati per carcinoma della prostata – spiega l’esperto – e in quelli affetti da diabete e i'nduratio penis plastica'. L’innovazione sta tutta nella tecnica utilizzata per posizionare l’impianto: si effettua una incisione infrapubica alla base del pene di appena due centimetri per l’impianto delle protesi peniena idraulica. L’intervento dura circa venti minuti, contro i 50 minuti di quello tradizionale a tutto beneficio del dolore post operatorio, che è quasi inesistente, e del rischio di infezioni che diminuisce considerevolmente ed è prossimo allo zero per cento".