Trento, è caccia all'orso: «Catturatelo o abbattetelo»

Via all'ordine di fermare l'animale che ha ferito un uomo. E il ripopolamento finisce sotto accusa

Francesco Barone

Trento Sono cominciate le ricerche per catturare l'orso che sabato ha aggredito Angelo Metlicovez, un settantenne di Cadine, che passeggiando con la sua cagnetta si è ritrovato a difendere la propria vita dall'attacco dell'animale. Intanto il presidente della Provincia autonoma di Trento ha esercitato i poteri previsti per le situazioni di urgenza emanando un'ordinanza che prevede un «intervento di monitoraggio, identificazione e rimozione di un orso pericoloso per l'incolumità e la sicurezza pubblica». Unica possibilità, peraltro, in mano all'amministrazione provinciale per gestire queste situazioni, in quanto nel quadro normativo in vigore l'ente pubblico non ha altro modo di gestire queste situazioni che con il ripopolamento massiccio degli ultimi anni sono diventate ordinaria amministrazione.

In queste ore, intanto, la Commissione dei 12 (la commissione paritetica Stato-Regioni, ndr) sta discutendo la proposta avanzata dalla Provincia Autonoma di Trento, per gestire più celermente e semplicemente queste situazioni che mettono a rischio l'incolumità pubblica. L'ordinanza prevede in applicazione di quanto previsto dal Pacobace (piano di azione interregionale per la conservazione dell'orso bruno sulle Alpi centro-orientali) di procedere all'identificazione, al riconoscimento e alla rimozione dell'animale. A questo fine sono già presidiati i punti di accesso alla zona in cui l'orso è stato avvistato l'ultima volta e sono impegnati nelle ricerche dirette quattro uomini e due cani. In ogni caso sono stati già recuperati dai brandelli degli abiti della vittima i campioni di Dna che consentiranno di accertare con assoluta sicurezza che l'orso che sarà catturato è il «colpevole» dell'aggressione.

L'animale in questione, che per la sua condotta rappresenta il grado massimo di pericolosità prevista dal Pacobace, già la sera di venerdì aveva tentato di aggredire una signora che però è riuscita a dileguarsi prima di essere raggiunta dall'orso. E seppure questi «finti attacchi», come vengono definiti da chi studia il comportamento dell'orso bruno, siano frequenti, difficilmente sono così ravvicinati e sfociano in reali episodi di pericolo. La problematica, in ogni caso, non è solo il singolo comportamento pericoloso o la pericolosità di un singolo animale bensì proprio la presenza così massiccia di orsi in Trentino, in quanto il progetto di ripopolamento Life Ursus, avendo dato risultati ben superiori di quanto sperato, è sfuggito di mano.

Il progetto ha avuto inizio alla fine degli anni '90 con la cattura e l'introduzione di dieci esemplari provenienti dalla Slovenia, ma da quei numeri molta strada è stata fatta. Sebbene l'amministrazione conti circa una quarantina di orsi, pare che gli orsi in provincia siano decisamente molti di più e secondo alcune stime di associazioni private pare che la popolazione dei plantigradi possa arrivare anche al pericoloso numero di circa 130 unità rilevate. Dato che diventa ancora più allarmante se pensiamo alle dimensioni del Trentino e del parco dell'Adamello-Brenta che li dovrebbe ospitare.

Intanto mentre continua la caccia all'orso - o meglio all'orsa dovremmo dire, visto che quella zona è frequentata abitualmente da sei femmine e dalla descrizione della vittima questa ipotesi sembra confermata - un branco di lupi ha sbranato due asini domestici, ma finché, come per gli orsi, non si arriva alla tragedia possiamo fare finta che il problema non esista.