Quel tribunale "amico" che valuterà il pm di Etruria

Il caso Rossi al Csm: i rapporti con Palamara e Fanfani

Gli incroci della vita. Il destino di Roberto Rossi, il procuratore della repubblica di Arezzo inciampato nella vicenda della garçonnière, è ora nelle mani della Prima commissione del Csm. Niente di strano, procedura standard dopo l'esposto di un cittadino che ha segnalato a Palazzo dei Marescialli gli articoli del Giornale e la storia dell'appartamento.

La Prima Commissione esaminerà le carte e valuterà. Due le alternative da proporre al plenum del Csm: archiviazione, qualora gli elementi a carico di Rossi siano ritenuti evanescenti oppure trasferimento per incompatibilità ambientale nel caso in cui l'episodio della casa sia considerato uno scivolone indifendibile.

Si vedrà. Per ora si deve registrare che l'organismo ha ai suoi vertici una coppia di personaggi che conoscono molto bene il pm dell'inchiesta su Banca Etruria. Il presidente è Giuseppe Fanfani, avvocato, ex sindaco di Arezzo, ovvero la città in cui Rossi ha svolto gran parte della sua carriera a partire dal lontano 1998. Prima come «soldato semplice», poi, pur con qualche interruzione per incarichi in altre sedi, come reggente e infine capo dell'ufficio.

Si può pacificamente affermare che Rossi e Fanfani sono, ciascuno per la propria parte, fra le figure più in vista della città. Fanfani, appartenente al Pd, è stato il primo cittadino fra il 2006 e il 2014 quando ha lasciato la Toscana per Roma e Palazzo dei Marescialli. Dunque ha incontrato Rossi com'è normale che sia tutte le volte che gli impegni istituzionali l'hanno richiesto. Non solo: l'avvocato aretino è da sempre il penalista di riferimento di Banca Etruria e dei suoi vertici, a cominciare dall'ex vicepresidente Pier Luigi Boschi, papà del neosottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena. Da quando si è spostato a Roma, Fanfani senior, per evitare potenziali conflitti di interesse con annesse polemiche, ha correttamente ceduto gli incartamenti al figlio Luca che manda avanti lo studio di famiglia. Insomma, in un modo o nell'altro Fanfani e Rossi si sono incontrati o sfiorati chissà quante volte nella loro normale attività.

Ancora più marcato è, se possibile, il rapporto che lega Rossi a Luca Palamara. Entrambi militano nella stessa corrente, Unicost, il pancione centrista della magistratura tricolore, e hanno lavorato nella stessa squadra. Palamara è stato il presidente dell'Anm fra il 2008 e il 2012, nello stesso periodo Rossi era nella giunta centrale dell'Associazione. I due sono in sintonia, buoni amici, e del resto, nelle nuove vesti di consigliere del Csm, Palamara è corso in aiuto del collega. Rossi era sotto attacco per essersi trovato a un crocevia assai delicato: indagava su Banca Etruria e dunque in qualche modo sulla famiglia di un ministro, la Boschi, del governo Renzi, ma in contemporanea era consulente dello stesso esecutivo. Una situazione inopportuna, a sentire più di un consigliere. «Ogni volta che ponevo il tema in discussione - ricorda Pierantonio Zanettin, consigliere laico di Forza Italia - Palamara interveniva sempre per difendere Rossi». La vicenda, come è noto, è finita in niente, ma non è questo il punto.

Ora Fanfani e Palamara si misureranno con il dossier relativo all'appartamento situato nelle campagne subito fuori Arezzo e nella disponibilità di Rossi fra il 2010 e il 2011. Una vicenda irrilevante dal punto di vista penale, ma che potrebbe aver ammaccato il prestigio del procuratore. Per questo la Prima commissione ha deciso di approfondire la pratica, affidandola ad Aldo Morgigni: la toga non avrebbe mai pagato un euro. Né per il canone d'affitto, né per le bollette o le spese condominiali. Una macchia per il custode della legalità.

Commenti

giovauriem

Mar, 20/12/2016 - 09:49

e certo che valuterà un altro giudice , chi vuoi che valuti una commissione politica ? e poi valutare cosa ? il massimo della pena che il c.s.m. elargisce ai suoi soci è il trasferimento con l'avanzamento di carriere .

Ritratto di orione1950

orione1950

Mar, 20/12/2016 - 09:58

Finirà a tarallucci e vino. Questi sono tutti amici e la cosa sarà archiviata.

gisto

Mar, 20/12/2016 - 11:14

Se indovino come finirà,si vince qualche cosa? Io ci provo:"a tarallucci e vino".

grazia2202

Mar, 20/12/2016 - 11:57

ma non c'è una legge che impone regali al di sotto dei 200 euro. fuori dalla magistratura altrimenti è la solita zuppa: ribbollita. fateli giudicare da chi è stato derubato. ipocrisia italica. 'o Re Francischiello faceva ridere questi togati fanno piangere per la loro misera ipocrisia

agosvac

Mar, 20/12/2016 - 13:01

La cosa strana non è che palamara e fanfani siano amici di rossi. La cosa strana è ed è sempre stata che a giudicare il comportamento di un magistrato siano altri magistrati. E' il Csm che si deve cambiare!!!!! Coloro che sono chiamati a giudicare i comportamenti di un magistrato devo necessariamente essere completamente al di fuori della magistratura. Solo così ci potrebbe essere un minimo di imparzialità. Ormai è da tantissimi anni che il sistema "magistratura italiana" dovrebbe essere modificato.

giovauriem

Mar, 20/12/2016 - 14:06

grazia2202 ,a me non risulta che Francesco II di Borbone 'O RRè (e non 'o Re come dicono tutti gli storici fasulli e di parte , il difetto di "francischiello" sa quale era ? quella di essere un uomo mite a differenza dei famigerati assassini cavour , cialdini , bixio e garibaldi .

unosolo

Mar, 20/12/2016 - 14:45

nessuno parte nelle indagini dal vecchio CDA che fu allertato e sostituito proprio prima del crack , bel colpo , si sono portati via i malloppi del TFR e stipendi interi completi di rimborsi e indennizzi , si tratta di milioni non di 100,000 euro , maledizione , in altri paesi andava in galera anche il governo amico sicuramente , per il decreto a copertura dei ladri,.,