Tributaristi critici: «Imprese colpite 4 volte per un solo episodio»

Roma«Sta prevalendo la versione punitiva del disegno di legge». Antonio Tomassini, avvocato e capo del dipartimento Tasse dello Studio Dla Piper, è molto critico nei confronti del ddl che introduce il nuovo reato di autoriciclaggio per favorire la voluntary disclosure , ossia l'autodenuncia dei capitali detenuti all'estero e non dichiarati.

Dottor Tomassini, cosa significa «autoriciclaggio»?

«È la sostituzione, il trasferimento e il reimpiego di denaro proveniente da un delitto non colposo, cioè proventi di evasione fiscale, ma anche di corruzione. In pratica, diventa punibile anche la “ripulitura” del denaro proveniente dall'evasione, fattispecie un tempo non prevista».

Il termine «reimpiego» è chiaro, ma che si intende per «sostituzione» e «trasferimento»?

«Se in una indagine per evasione, ad esempio, emerge che il presunto evasore ha prelevato complessivamente un milione di euro in contanti, è evidente che egli ha interrotto la tracciabilità del flusso di denaro. Ovviamente, l'autorità deve appurare se la somma sia frutto di evasione. Ad esempio, se si appura che nei giorni x, y e z ha prelevato denaro e poi lo ha portato in Svizzera, si ricade nell'autoriciclaggio».

L'emendamento Pastorino ha reso punibile il godimento a fini personali delle somme.

«Si è presa una deriva repressiva allo scopo di rendere appetibile la voluntary disclosure che non rende punibili per autoriciclaggio. Chi ha portato capitali all'estero senza denunciarli, molto spesso incassa gli interessi sul conto corrente, i dividendi e le cedole di azioni e obbligazioni. Il godimento personale è questo».

Perché parla di repressione?

«Perché si viene puniti quattro volte per lo stesso fatto. Se viene accertata un'evasione fiscale, sono già previste sanzioni amministrative e tributarie. Sopra i 50mila euro si ricade nel penale. Se le somme sono state reimpiegate - ed è la quasi totalità dei casi - si ricade nell'autoriciclaggio. E, infine, c'è anche la responsabilità amministrativa: se il presunto evasore è un imprenditore, la sua condotta ha riflessi sull'azienda che viene sanzionata».

Anche le pene paiono severe.

«Da uno a quattro anni di reclusione se i proventi provengono dalla commissione di delitti puniti con reclusione non superiore a cinque anni. Questo è il caso della dichiarazione infedele, cioè dell'evasione. Inoltre, la pena è aumentata se i fatti sono commessi nell'esercizio di un'attività bancaria, finanziaria o di altra attività professionale. Gli avvocati e i commercialisti dovranno essere molto attenti».