Trivelle, accordo con rinvio. E sulla Tav è di nuovo scontro

Ambiente e infrastrutture creano tensioni nell'esecutivo Sulle perforazioni stop per 18 mesi. Torino-Lione, è caos

Nella notte tra mercoledì e giovedì Lega e M5s trovano il compromesso sul testo dell'emendamento, per le trivelle, al Dl semplificazione. Ma il leader del Carroccio e vicepremier Matteo Salvini riapre il fronte Tav: «L'Alta velocità va assolutamente fatta».

L'intesa sulle trivelle, comunque, congela le dimissioni del ministro dell'Ambiente Sergio Costa, che aveva minacciato di lasciare l'esecutivo in caso di proroga delle autorizzazioni per le estrazioni. Il cuore del nuovo emendamento è la sospensione degli iter autorizzativi relativi alle istanze di concessione delle coltivazioni prima che sia varato il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Pitesai). Questo documento, infatti, dovrà individuare le zone dove sarà possibile effettuare operazioni legate all'oil e gas e quelle dove saranno vietate. Il tempo per l'adozione è stabilito in 18 mesi. Periodo durante il quale resterebbero sospese le autorizzazioni relative alle attività di ricerca. Dunque, rispetto all'emendamento inizialmente presentato da senatori M5s in Senato, non si sospenderebbero più le concessioni per le estrazioni e le concessioni in prossima proroga per le estrazioni.

Nella proposta si prevede inoltre che dopo il varo del piano, nelle aree non compatibili il Mise rigetti le istanze dei procedimenti su prospezione e ricerca sospesi e revochi quelli in essere. Inoltre il Mise, sempre nelle aree non compatibili, rigetterà anche le istanze relative ai procedimenti di rilascio delle concessioni per la coltivazione il cui provvedimento non sia stato rilasciato entro la data di adozione del piano. Le concessioni di coltivazioni anche in regime di proroga nelle aree in cui risultino incompatibili con il Piano, vigenti alla data di entrata in vigore della legge, mantengono la loro efficacia sino alla scadenza senza possibilità di nuova proroga. Se entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il Piano non viene adottato terminano le sospensioni previste.

Altra novità riguarda i canoni: l'aumento sarà di 25 volte invece dei 35 attualmente proposti. I tempi per il via libera del Senato sono ancora incerti: entro oggi le commissioni, Lavori pubblici e Affari istituzionali, di Palazzo Madama dovrebbero concludere l'esame. Lunedì il testo approderà in Aula per la votazione. Il provvedimento passerà poi alla Camera per la seconda lettura e dovrebbe avere l'ok entro il 12 febbraio. Ma c'è il rischio di un ingorgo parlamentare, per l'accavallamento con il decretone su reddito di cittadinanza, quota 100 e la legge sulla legittima difesa. Restano però ancora nodi da sciogliere. Infatti l'attuazione del piano Pitesai potrebbe generare maxirichieste di indennizzo.

Nel frattempo, si diceva, Salvini torna alla carica sulla Tav. «Nei prossimi giorni - ha detto al programma Povera Italia che va in onda stasera su Raidue - sarò a Chiomonte dove le forze dell'ordine vivono da mesi per difendere un cantiere della Tav spesso oggetto di violenze». Secondo il leader della Lega «la Tav va assolutamente fatta anche perché costa più non farla che farla».

Tornando al compromesso sulle trivelle, va detto che non definisce una linea chiara del governo sul tema e che rinvia il problema. Ma in casa dei Cinque stelle si festeggia: «Le compagnie petrolifere che verranno nel nostro Paese e nei nostri mari per sfruttare i giacimenti di oro nero, d'ora in poi non avranno vita facile». Mentre la Lega mastica amaro. Per questo Salvini riapre il fronte Tav.