Trivelle, è scontro sul referendum «Ecco perché il Pd tifa astensione»

Roma Si vota il 17 aprile e mancano solo un paio di settimane. Ma c'è voluto lo scandalo Guidi-Tempa Rossa-petrolio per far emergere, è proprio il caso di dirlo, dal sottosuolo, il referendum sulle trivelle. Le due cose, è bene precisarlo, sono completamente distinte: l'inchiesta riguarda delle normali estrazioni, mentre il quesito sul quale gli italiani dovrebbe esprimersi si riferisce alle piattaforme off-shore. Però le intercettazioni hanno improvvisamente infiammato un dibattito fin qui molto moscio, anche per effetto del Pd che lavora perché il quorum non venga raggiunto.«Ora si capisce perché il governo tifi per l'astensione sul referendum delle trivelle, che intacca gli interessi delle compagnie petrolifere - dicono i grillini Michele Dell'Orco, capogruppo alla Camera, e Nunzia Catalfo - Guarda caso quello sotto indagine è il progetto contro il quale il Movimento Cinque Stelle si batte da due anni».Sulla consultazione popolare, le posizioni in campo sono varie e trasversali. Renato Brunetta non trova nulla di male nell'astensione: «L'appello al non voto può essere una tattica accettabile». Però, aggiunge, «quando è proposto, come in questo caso, dal governo ha un significato gravissimo di attacco alla democrazia; ormai appare chiara l'idiosincrasia di Matteo Renzi per il voto». E Francesco Paolo Sisto: «In perfetta linea con il deficit informativo rilevato dai sondaggi, per Renzi e il Pd, che hanno scelto di lavarsene le mani con atteggiamento pilatesco, meglio che di trivelle non si parli. Meglio creare diversivi».In realtà i democratici appaiono molto divisi. La minoranza, mossa forse più dalla voglia di danneggiarlo che da reali convinzioni, attacca la scelta neutralista del premier. Roberto Speranza incontra il comitato nazionale «Vota sì», composto da Legambiente, Wwf, Slow Food e Arci. «Saranno molti gli elettori e militanti del Partito democratico che si recheranno alle urne - assicura - perché l'Italia ha bisogno di nuove strategie energetiche e ambientali sostenibili». E per il bersaniano doc Davide Zoggia «non si possono sfuggire le responsabilità, un partito di governo ha il dovere di affrontare i temi e non di invitare i cittadini a disertare le urne». Ma la renziana Alessia Rota mette il rete un tweet di Pier Luigi Bersani del 2003, all'epoca del referendum sull'articolo 18 proposto da Rifondazione comunista: «Il non voto a referendum non è l'effetto crisi democratica o pigrizia cittadini. È scelta largamente consapevole degli elettori». MSc