«È come la Trivellopoli del mio romanzo»

Così l'ex segretario radicale, ora scrittore, ha anticipato lo scandalo

Pier Francesco BorgiaRoma Ora non ha pace. Il telefono di Giovanni Negri non smette di squillare da giovedì sera. L'inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti petroliferi in Basilicata non ha sollevato solo un polverone mediatico, con tanto di dimissioni del ministro Federica Guidi, ma ha anche riportato all'attenzione di tutti un romanzo pubblicato nel settembre scorso. Si intitola Il gioco delle caste (Piemme) e lo ha scritto appunto Giovanni Negri. L'ex enfant prodige dei Radicali (anni Ottanta), ha da tempo rinunciato alla vita politica in favore del Barolo (che produce ed esporta). Però si diletta anche come scrittore. Il gioco delle caste tratta in forma romanzesca il vizietto tutto nostrano della politica al servizio non di lobby ma di famiglie e ambizioni personali. E ora i suoi amici non fanno che canzonarlo: «Dopo la Profezia di Celestino, ecco la Profezia di Giovannino».Come gli è venuta l'idea di dedicare un romanzo al mondo delle estrazioni petrolifere?«Una felice casualità. Uno dei protagonisti è un magistrato ambizioso che sposa la causa ambientalista per lanciarsi in politica. Insomma non ho inventato niente di nuovo con la mia Trivellopoli».Però le coincidenze appaiono quanto meno curiose.«Ho tratto ispirazione da tanti anni di frequentazione romana. Anche il cardinale ha modelli ben più lontani nel tempo rispetto a Bertone».Al centro del racconto le avventure (o meglio disavventure) di un sottosegretario allo Sviluppo economico, leader del partito Estremo Centro.«È qui il problema. I politici oggi sembrano tutti sterzare verso un pericoloso grande centro. Non c'è altro che opportunismo. Prima almeno lottavano per qualcosa. E anche quando rubavano lo facevano in grande. Vuoi mettere Sindona con il consigliere dei Cinque Stelle beccato a rubare 100 euro in palestra?»Però gli intrecci tra lobby e politica ci sono da sempre.«Ora viviamo in un Paese low cost. Solo i lupi con i denti più affilati possono farcela».Quindi il renziano «cambio di passo» non c'è stato.«Le rispondo con una battuta sul premier. Pensavamo fosse il Tony Blair italiano, invece era solo Banca Etruria».E ora che succederà?«La cosa triste è che adesso l'Italia perderà la scommessa del petrolio. In Croazia già si stanno fregando le mani».Quindi la casta politica ora è degna solo di finire nei romanzi?«Quella italiana sicuramente no. La cosa più deprimente è che ormai i nostri politici contano poco. Il Parlamento è svilito. Palazzo Chigi vale come una Provincia o al massimo una Regione. Il vero potere è a Berlino e Bruxelles».