Troppi profughi, la Germania chiude

Settanta e passa anni dopo la storia si ripete. In un inverso ciclico. Là, dove fioriva l'illuminismo di Johann Wolfgang von Goethe, sulla stessa collina della Turingia che due secoli più tardi i nazisti trasformarono in quell'abominevole centro di sterminio chiamato Buchenwald, oggi ci sono i migranti. I nuovi «deportati» del Terzo millennio. Quelli che affrontano il mare su rottami; gli stessi che assaltano i treni dai confini dell'Est, che sfidano le barriere di filo spinato o si giocano la pelle nei cassoni dei Tir. Immagini oggi a colori così simili a quelle in bianco e nero, spesso dimenticate, dei giorni di guerra.

Nel campo di concentramento di Buchenwald, furono uccisi dai tedeschi oltre 50mila prigionieri. Il lager non c'è più, al suo posto una manciata di casette costruite negli anni Cinquanta. Un luogo isolato, lontano da sguardi indiscreti, quasi sperduto. Da qualche mese lì ci vivono ventuno migranti in attesa di «giudizio». Aspettano una risposta, un si o un no «vitale»: sapere se la loro domanda di asilo nella Germania di frau Merkel sarà accettata.

La decisione di ospitare gli aspiranti profughi nell'ex campo di torture era stata presa a gennaio. Qualcuno aveva obiettato, ma le polemiche finora erano rimaste silenziose. Alla fine ha vinto il borgomastro. Riaprendo, però, in molti vecchie ferite mai guarite. «Se la Germania ha deciso di accogliere migranti, lo faccia in luoghi più idonei. Quel campo di concentramento va conservato come tale. È un museo per ricordare la tragedia, non può trasformarsi in un luogo di alloggio», la principale accusa rivolta adesso ai tedeschi. Dagli ebrei, dai sopravissuti fino ai discendenti delle vittime. Tutto ciò mentre i teutonici- nonostante le recenti, addirittura sorprendenti, aperture della Cancelliera all'accoglimento- si dibattono avviluppati tra antichi sensi di colpa, voglia di riscatto, paure e pragmatismo.

Il ministro dell'Interno, Thomas de Maiziere, ieri lo ha detto a chiare lettere: «La Germania ha bisogno di proteggere se stessa e il flusso dei profughi in arrivo». Ecco perché Berlino ha deciso di reintrodurre provvisoriamente i controlli alla frontiera con l'Austria, paese di solo «passaggio» per migliaia di extracomunitari decisi a sfondare la Porta di Brandeburgo (a Monaco ne sono arrivati oltre 13mila in un giorno). «L'obiettivo è quello di limitare l'attuale flusso di rifugiati e fare in modo che arrivino alle loro destinazioni in modo ordinato», ha aggiunto de Maiziere precisando che «le norme di Dublino, secondo cui le domande di asilo devono essere considerate nel paese europeo di arrivo, sono ancora in vigore». Una bacchettata- in questo momento diretta soprattutto alla confinante Austria. «I paesi Ue non devono sfruttare» la disponibilità della Germania nel dare accoglienza- ha aggiunto il ministro-, questa misura è stata discussa a fondo con la nostra coalizione. Sono stati informati i ministri dei laender e ci siamo consultati con l'Austria e con l'opposizione. Abbiamo bisogno di ordine per gestire il flusso».

La Germania, dunque, sembra fare dietrofront, sancendo di fatto la prima grande défaillance della Merkel. E con il sostegno di buona parte della Ue. «La temporanea reintroduzione dei controlli di frontiera tra Stati membri è una possibilità eccezionale esplicitamente prevista e regolata dal codice frontiere di Schengen, in caso di situazione di crisi», fa sapere con una nota la Commissione europea.

«L'attuale situazione in Germania, a prima vista, sembra essere una situazione prevista dalle regole». Insomma, si torna al tutti contro tutti.

Commenti

Manlio

Lun, 14/09/2015 - 11:15

L'altalena della Germania sul problema dell'accoglienza riflette quello che tutti hanno difficoltà ad ammettere. Questa immigrazione ha più volti e ci ostiniamo a vederne uno solo: quello dei rifugiati che si sottraggono a morte certa o quasi. E quale è il volto da dare agli italiani che venivano isolati a Long Island, prima di poter accedere al "Nuovo Mondo" ? Questo inarrestabile fiume di popolo che scorre da sud a nord, verso l'Europa del benessere, anche se si tratta di un benessere relativo, raccoglie, lungo il suo percorso ogni genere di umanità. Certo occorre accogliere e salvare chi si sottrae alla morte, ma come occorre comportarsi verso quelli che invece si sottraggono alla fatica di crearsi un futuro dal niente. Come abbiamo fatto tutti noi nel dopo guerra, con un Paese distrutto e senza risorse di ogni genere. Quì nasce l'istintiva contraddizione di questi giorni, ammettiamolo.