"Trump chiese al ministro Barr di scagionarlo". L'ultimo scontro è con il "Washington Post"

Il presidente smentisce il quotidiano. Interrogata un'assistente di Pence

New York - Donald Trump voleva che il ministro della Giustizia tenesse una conferenza stampa per scagionarlo sull'Ucrainagate, ma lui si rifiutò. È questo secondo il Washington Post il dietro le quinte che rivelerebbe le pressioni del presidente americano su William Barr. Ricostruzione che il tycoon ha immediatamente e duramente respinto. «Non è vero che Barr ha declinato la mia richiesta di parlare sull'Ucraina. La storia del fake Washington Post è una truffa con fonti anonime che non esistono», ha twittato Trump in riferimento alle indiscrezioni del giornale. «Leggete la trascrizione» della conversazione telefonica, «il dipartimento di Giustizia ha già stabilito che si è trattato di una buona chiamata. Non c'è la libertà di stampa», ha continuato.

Secondo il quotidiano della capitale, invece, il Commander in Chief chiese a Barr di tenere una conferenza stampa per scagionarlo da qualsiasi atto illecito relativo alla telefonata del 25 luglio scorso con il leader di Kiev Voloymyr Zelensky, durante la quale avrebbe fatto pressioni chiedendogli di annunciare pubblicamente l'avvio di indagini contro i Biden. Il Washington Post ha citato consiglieri di Trump a conoscenza dei fatti, scrivendo che la richiesta arrivò verso il 25 settembre, in concomitanza a quando la Casa Bianca rese pubblica la trascrizione del colloquio. E secondo loro sarebbe stato lo stesso presidente a menzionare nelle ultime settimane il rifiuto di Barr, non nascondendo che avrebbe desiderato quella conferenza stampa. Intanto, sempre su Twitter, The Donald ha affermato che l'ex vice presidente Joe Biden e suo figlio Hunter dovrebbero testimoniare nell'ambito dell'indagine per l'impeachment. «Cosa ha fatto Hunter Biden per i soldi? - ha scritto ancora riferendosi agli affari del figlio del candidato alle primarie democratiche di Usa 2020 - Una buona domanda... Lui e Sleepy Joe devono testimoniare». I repubblicani alla Camera potrebbero avanzare la richiesta di far comparire i Biden per un'audizione, ma la maggioranza dem ha il potere di veto e potrebbe bloccare il tentativo. Sarebbe diversa invece la situazione in Senato, dov'è il Grand Old Party a detenere la maggioranza, e potrebbe quindi costringerli a comparire se l'aula avvierà il processo per l'impeachment di Trump. I repubblicani intendono nel frattempo chiedere un mandato di comparizione per la talpa, anche se in passato i democratici hanno già respinto l'idea adducendo motivi di sicurezza.

E ieri, è stata un'assistente di spicco del vice presidente Mike Pence a testimoniare a porte chiuse nell'inchiesta per la possibile messa in stato di accusa del tycoon, dopo aver ricevuto un mandato di comparizione. Jennifer Williams, diplomatica di lungo corso al dipartimento di Stato, in primavera è stata nominata consigliere speciale di Pence per l'Europa e la Russia, ed è la terza persona che ha ascoltato la chiamata del 25 luglio tra Trump e Zelensky a testimoniare nell'indagine.