Trump: "In Corea si rischia un grandissimo conflitto"

Presidente Usa pessimista sull'azione diplomatica. Tillerson all'Onu: agire prima che lo faccia Kim

New York - Donald Trump paventa lo spettro di un conflitto con la Nord Corea, nel giorno in cui il segretario di Stato Rex Tillerson fa il suo esordio al Palazzo di Vetro dell'Onu per discutere il dossier di politica estera più complicato di questi primi cento giorni della nuova amministrazione americana. «C'è la possibilità che si arrivi a un grande, grande conflitto» con Pyongyang, ha avvertito il presidente Usa in un'intervista all'agenzia Reuters, definendo il regime di Kim Jong-un «una minaccia urgente della sicurezza nazionale».

Il tycoon «preferirebbe risolvere la crisi nella penisola attraverso la diplomazia, ma è molto difficile». Intanto, però, scricchiola l'alleanza con Seul, dopo che Trump ha detto di voler far pagare alla Corea del Sud il sistema anti-missile Thaad, il cui costo è stimato in un miliardo di dollari. Oltre a voler rinegoziare l'accordo commerciale con il Paese asiatico, definito «orribile, un disastro di Hillary Clinton che non avrebbe mai dovuto essere firmato». Ipotesi, queste, che Seul ha rinviato immediatamente al mittente.

Tillerson, nel frattempo, è arrivato all'Onu per elaborare una nuova strategia che risponda alla «minaccia reale» di Pyongyang. Una maratona di consultazioni iniziata con il trilaterale con il ministro degli esteri sudcoreano Yun Byung-se e quello giapponese Fumio Kishida, proseguita con le bilaterali insieme al collega britannico Boris Johnson, al cinese Wang Yi, e al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

Durante la riunione del Consiglio di Sicurezza il capo della diplomazia americana ha usato toni forti, puntando in particolare sull'ipotesi di nuove sanzioni. «Gli Usa sono impegnati a difendere il proprio Paese e gli alleati da un'aggressione nordcoreana, e tutte le opzioni restano sul tavolo, inclusa l'azione militare», ha ribadito, chiedendo di «imporre nuove misure restrittive su entità e individui che sostengono il programma nucleare e missilistico di Pyongyang».

«Dobbiamo aumentare la pressione con l'isolamento economico della Nord Corea», ha detto, invitando gli Stati membri anche a «sospendere o ridurre le relazioni diplomatiche con il regime». Davanti a un Guterres che si è detto «allarmato dal rischio di un'escalation militare nella regione», Tillerson ha avvertito che «il Consiglio di Sicurezza Onu deve agire prima che lo faccia la Nord Corea».

«La minaccia di un attacco nucleare a Seul o a Tokyo è reale, e probabilmente è solo questione di tempo prima che Pyongyang possa raggiungere il continente americano», ha tuonato, confermando che «la pazienza strategica è finita». Nonostante Trump abbia elogiato il collega cinese Xi Jinping per i suoi tentativi di mediazione con il regime di Kim, al Palazzo di Vetro le posizioni di Washington e Pechino rimangono distanti.

Per Tillerson la Nord Corea «deve smantellare il suo programma nucleare prima che gli Usa possano anche solo considerare l'ipotesi di negoziati». Mentre il collega del Dragone, Wang Yi, ha chiesto agli Stati Uniti di fermare le esercitazioni con la Corea del Sud, e contemporaneamente a Pyongyang di sospendere il suo programma nucleare, ribadendo che i negoziati sono l'unica scelta praticabile e lanciando un nuovo appello a «evitare azioni provocatorie ed esercitare moderazione». E il vice ministro degli Esteri russo, Gennadi Gatilov, da parte sua, ha sottolineato che «l'uso della forza militare è assolutamente inaccettabile».