Trump lascia le aziende «Essere presidente compito più importante»

L'annuncio del tycoon che va avanti con le nomine. Polemiche sul conflitto di interessi

Valeria Robecco

New York Donald Trump lascerà il suo impero finanziario e immobiliare per fare esclusivamente il presidente degli Stati Uniti. L'annuncio arriva dallo stesso tycoon, che come di consueto ha scelto Twitter per comunicare la sua decisione, e in quattro cinguettii ha spiegato come farà a superare il conflitto di interessi. «Il 15 dicembre terrò una conferenza stampa a New York con i miei figli - ha scritto il presidente in pectore - per parlare di come lascerò totalmente le mie grandi aziende per dedicarmi solo al governo del Paese, così da rendere l'America di nuovo grande!». «Anche se non sono tenuto a farlo per legge, ritengo che sia visivamente importante non avere conflitti di interesse con i miei diversi affari - continua - Perciò stiamo preparando i documenti legali perché io sia escluso completamente dalla gestione del business. La Presidenza è un compito molto più importante!».

I detrattori, però, hanno sottolineato che Trump ha parlato dei suoi «business», «le operazioni commerciali», e non delle proprietà: alcuni esperti di etica citati dal New York Times sono convinti che con questa mossa il re del mattone rimarrebbe vulnerabile alle accuse secondo cui le sue azioni sono motivate da interessi finanziari personali. Secondo la Cnn, l'impero di Trump comprende 144 società individuali con affari in almeno 25 Paesi tra Nord America, Sud America, Europa, Asia e Africa. La lista potrebbe essere incompleta dato che il miliardario si rifiuta di svelare la sua dichiarazione dei redditi, ma conferma in ogni caso l'esistenza di un possibile vasto conflitto di interessi.

Intanto, The Donald ha lanciato una crociata a difesa della bandiera americana che gli è costata non poche critiche. «A nessuno dovrebbe essere consentito di bruciare la bandiera degli Stati Uniti, se lo fanno ci dovrebbero essere conseguenze, forse la perdita della cittadinanza o la galera», ha avvertito sempre su Twitter. Una minaccia, la sua, che è in contrasto con una sentenza della Corte Suprema del 1990, nella quale è stabilito che l'atto è tutelato dal primo emendamento, quello sulla libertà di parola. E per tutta risposta, un gruppo di attivisti ha dato alle fiamme alcune bandiere a stelle e strisce davanti al Trump International Hotel di New York.

Nel frattempo sono stati riempiti altri due tasselli della squadra di governo, quelli del ministero del Tesoro e del Commercio. Alla guida del Dipartimento del Tesoro andrà Steven Mnuchin, 53enne direttore finanziario della campagna elettorale di Trump, ex partner di Goldman Sachs e produttore cinematografico. In un'intervista a Cnbc, Mnuchin ha detto che avverrà «la più grande rivoluzione fiscale dai tempi di Ronald Reagan». «Tagliando le tasse delle imprese creeremo un'enorme crescita economica», ha precisato, ribadendo che la riforma andrà a vantaggio soprattutto della classe media, con grosse agevolazioni per le famiglie con figli. Come segretario al Commercio, invece, è stato scelto il miliardario Wilbur Ross, 78 anni, considerato il «re della bancarotta» per la sua attività di rilevare aziende in crisi ma con grandi potenzialità sul fronte dei margini di profitto. Ha una fortuna stimata da Forbes in 2,9 miliardi di dollari, ed è stato un fedele sostenitore di Trump e suo consigliere economico durante la campagna elettorale. Ross è contro i grandi accordi commerciali, e ha già avvertito: basta agli «stupidi accordi commerciali» che gli Stati Uniti hanno con molti Paesi, a partire «dall'orribile Trans-Pacific Partnership». Nessuna novità invece sul fronte del Dipartimento di Stato: il transition team ha annunciato che questa settimana non sono previste altre nomine nella nuova amministrazione, anche se ieri sera il tycoon ha visto a cena Mitt Romney, considerato sempre più vicino a diventare il prossimo capo della diplomazia americana. Nulla è trapelato dall'incontro ma Romney, che durante la campagna elettorale aveva duramente criticato Trump, lo ha elogiato dicendo ai cronisti di avere adesso «maggiori speranze» che il presidente eletto possa guidare gli Usa verso un «futuro migliore».