Trump ora incendia il clima: pronto a stracciare gli accordi

Le indiscrezioni: il Cop 21 di Parigi incompatibile con il programma America First. Ue e Cina: andiamo avanti

New York - Sul fronte ambientale Donald Trump è pronto a sposare la linea dura. Almeno dalle indiscrezioni di alcuni media Usa, secondo cui l'America First del presidente è incompatibile con i grandi accordi globali sul clima. Dopo la mancata intesa al G7 di Taormina, secondo due fonti vicine all'amministrazione gli Stati Uniti si avvicinano all'uscita dall'accordo di Parigi. Il tycoon avrebbe deciso di ritirare il Paese per tenere fede a una delle principali promesse fatte in campagna elettorale, pur con una scelta impopolare a livello internazionale. Oltre a minacciare la tenuta dell'intero Cop 21 - che impegna gli Stati firmatari ad adottare misure per frenare il riscaldamento del pianeta - visto il ruolo decisivo degli Usa di Barack Obama nel successo del 2015. «Annuncerò la mia decisione sull'accordo di Parigi nei prossimi giorni. Facciamo di nuovo grande l'America», si è limitato a scrivere il presidente su Twitter dopo le indiscrezioni. Per l'annuncio ufficiale mancherebbe solo la definizione di alcune procedure a cui sta lavorando un team di esperti guidato da Scott Pruitt, capo dell'agenzia per la difesa dell'ambiente.

Altre fonti della Casa Bianca, però, invitano alla calma, sottolineando come sino all'ultimo Trump potrebbe cambiare idea. Magari dando ascolto ai consiglieri che premono perché Washington mantenga gli impegni di Parigi, come il segretario di Stato Rex Tillerson, reduce da un incontro con il Commander in Chief ieri pomeriggio. O seguendo l'ultimo appello del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres, il quale rivolgendosi indirettamente al Trump imprenditore, ha spiegato che «un business verde è un buon business, e chi sceglie la tecnologia verde stabilirà uno standard elevato». Se The Donald decidesse di dar seguito a quanto promesso in campagna elettorale, potrebbe avviare un processo di completo ritiro formale, che richiederebbe fino a tre anni (previsti nei termini dell'accordo), periodo durante il quale non sono esclusi ripensamenti. Oppure potrebbe uscire dal trattato dell'Onu sui cambiamenti climatici: una soluzione più veloce (richiederebbe circa un anno) ma anche più estrema, poiché gli Usa si sfilerebbero da tutte le intese globali sul tema. In ogni caso, fonti della Casa Bianca ritengono che si tratterebbe di un ritiro con una serie di riserve.

Sull'eventualità non si sbilancia il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, visto che «la posizione Usa non è ancora conosciuta». Galletti però si dice «già soddisfatto del messaggio che è venuto da Taormina: l'Italia, l'Europa e i Paesi del G7 non tornano indietro da Parigi, nonostante gli americani». E nel frattempo, mentre si va verso lo strappo degli Stati Uniti sul fronte «verde», si avvicinano Unione europea e Cina, che sarebbero pronte a confermare nel vertice di venerdì il rispetto dell'intesa siglata nel 2015.

Washington, invece, prova a dialogare con l'Europa almeno sul commercio, dopo la chiusura manifestata al G7. «Siamo aperti a riprendere le trattative» sul trattato di libero scambio Ttip, ha detto il segretario al commercio Usa, Wilbur Ross. «L'Ue - ha continuato - è uno dei nostri più grandi partner commerciali, qualsiasi negoziato dovrà essere condotto a livello europeo e non con i singoli Paesi». Questo, a suo parere, rende sensato «continuare i colloqui sul Ttip, lavorando a una soluzione che aumenti gli scambi globali e riduca invece il deficit commerciale Usa. Non è un caso che mentre ci siamo ritirati dal Ttp (l'accordo di libero commercio con i Paesi del Pacifico), non ci siamo ritirati dal Ttip».