Trump ritorna bombarolo ma la Clinton lo disinnesca

Nell'ultimo faccia a faccia il repubblicano attacca: "Non so se accetterò il risultato". E così è già perdente

Niente strette di mano fra i duellanti alla fine dell'ultimo dibattito. Scontro quasi nucleare sulla Russia con la Clinton che dipinge Trump come un agente del Cremlino: «E chi lo conosce Putin?», dice Trump: «Non l'ho mai visto, non ci ho mai parlato, so che dice di me cose gentili e che dovrei fare? Trattarlo male perché la sua opinione è favorevole a me?». Però, obietta il conduttore, tutte le agenzie di intelligence dicono che gli hacker sono russi. «Se tutta l'operazione venisse dal Cremlino lei condannerebbe la Russia?». Trump sbuffa: certo io non tollererei. Invece questa donna tollera tutto e nessuno la rispetta.

E poi il boato quando il conduttore chiede: «Signor Trump, lei si impegna ad accettare il verdetto delle urne quale esso sia?». «No», tuona Trump, non lo prometto affatto. Sconcerto. Hillary Cinton commenta rocamente: «Ma questa è una cosa orrenda». «Ve lo farò sapere quando sarà il momento, voglio tenervi in sospeso». La reazione degli americani è stata da brivido.

Questa affermazione contro le regole costituite è stato uno choc utile per contrattaccare sulla questione russa. Poi ha annuito soddisfatto. Clinton e Trump non si sono fatti salamelecchi, ma dal principio alla fine sono andati avanti a pugni e schiaffi. Alle accuse di farsi aiutare dal presidente russo nelle elezioni («un atto mai accaduto nella storia americana», gridava Hillary) il repubblicano reagiva sfottendo: «E allora? È una colpa desiderare buoni rapporti fra due Paesi come noi e la Russia? È forse un male desiderare di distruggere insieme l'Isis? Dove sarebbe il mio delitto?». I giornali di analisi politica, a cominciare dal giustamente celebrato Foreign Affairs, sostengono più o meno quel che dice Trump: e cioè che Putin ha concepito uno schema che ricalcherebbe quello della Seconda guerra mondiale. Allora un solo nemico, Hitler, due soli giganteschi nemici del nazismo che si chiamano Russia e America. Oggi il nemico unico è l'Isis. Di nuovo le due superpotenze che dovrebbero essere alleate sono le stesse: Usa e Russia. L'obiettivo: sradicare insieme il nuovo nazismo Isis per poi e ristabilire insieme un nuovo ordine mondiale, come fecero a Yalta Churchill, Stalin e Roosevelt. Questa, secondo gli analisti sarebbe la ragione tifo di Mosca per «the Donald». Secondo il Cremlino soltanto il repubblicano può oggi sdoganare totalmente la Russia dalle ombre e i pregiudizi che si sono addensati sulla Russia.

I due se le sono date di santa ragione anche sull'aborto. La Clinton ha difeso sempre e comunque il diritto all'aborto e Trump è andato sul macabro: «Secondo questa donna se un medico prende un feto arrivato all'ultimo mese e lo affoga, per lei va bene. Per me non va bene affatto». Pugni e schiaffi anche sull'immigrazione illegale: «Quando sei stato in Messico attacca Clinton - ed eri davanti al presidente col cavolo che hai avuto il coraggio di dirgli che il muro se lo devono pagare i messicani». The Donald alza le spalle sprezzante. Ma non molla sul punto di principio: che gli illegali clandestini che vivono in America, anche se hanno figli, famiglia e un lavoro, prima devono andarsene a casa loro e da lì inviare tutti i moduli e certificati necessari per poter tornare con le carte in regola.

Hillary ha vinto? Sì, sembra siano tutti d'accordo: Hillary si è aggiudicata anche il terzo round. Questi vantaggi nei «polls» si tradurranno davvero in una vittoria elettorale? Questo lo dicono tutti gli analisti non si può prevedere: non si sa quali fasce di elettori diserteranno le urne, magari convinti che i giochi siano già fatti. O quelli che ormai snobbano le elezioni come principio politico. Ciò che una volta di più ha fatto impressione è la determinazione convinta con cui il candidato repubblicano scaglia le sue parole come sassi. Questo modo di parlare ed agire così «unamerican», non americano si sta diffondendo: alla gente piace a prescindere. È come un rap, aggressivo e senza rispetto delle regole.