Trump vola nei sondaggi, crisi in casa Clinton

Tra i repubblicani lotta per il secondo posto. Hillary e la famiglia non convincono

Valeria RobeccoManchester (New Hampshire) L'ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha ammesso per la prima volta di «stare prendendo seriamente in considerazione l'idea di candidarsi per la Casa Bianca». Lo riporta il Financial Times che ha intervistato il miliardario statunitense. «Sto esaminando tutte le opzioni - ha precisato Bloomberg -. Penso che il popolo americano si meriti di meglio. Trovo il livello delle discussioni e dei dibattiti penosamente banale e un oltraggio agli elettori». Bloomberg ha spiegato che, se deciderà di scendere in campo, inserirà il suo nome nelle schede elettorali all'inizio di marzo: «Sto ascoltando ciò che i candidati dicono di voler fare. Poi deciderò». Intanto Hillary Clinton schiera il clan di famiglia al gran completo in un estremo tentativo di arrembaggio contro il sempre più distaccato rivale Bernie Sanders, facendo tuttavia i conti con i limiti della sua macchina elettorale nel Granite State. Tra i repubblicani, Donald Trump secondo l'ultimo sondaggio di Cnn veleggia con il vento in poppa al 31% contro il quartetto in lotta per il secondo posto che vede Marco Rubio al 15%, Ted Cruz al 13%, John Kasich all'11% e Jeb Bush al 10%. Il suo obiettivo è quello di consolidare la leadership da eventuali incursioni dei candidati moderati, e forte delle proiezioni si presenta spavaldo come sempre, adottando da autentico businessman la strategia del guerrilla marketing. La sua giornata inizia all'Elks Lodge di Salem, prosegue con un incontro chiuso al pubblico con i membri del Rotary Club al Fratello's Italian Grill di Manchester, e poi al Lions Club di Londonerry, per terminare nuovamente nella capitale. Quattro appuntamenti nei distretti strategici, con interventi rapidi e attacchi mirati ai candidati moderati che hanno ancora una chance di riscatto. Mentre Rubio, Bush e Kasich nei giorni scorsi si sono divisi in una miriade di comizi, il re del mattone ha puntato tutto sulle ultime ore prima del voto, quasi a pilotare l'elevato numero di indecisi verso le urne. All'ingresso della piccola costruzione in mattoni rossi di Salem, oltre alle imponenti misure di sicurezza, c'è un banchetto con magliette e altri gadget: a venderli è un afroamericano dal look hip hop con berretto e sciarpa con scritto «Trump for president» al collo. Tra i sostenitori del miliardario newyorkese c'è Tom Carroll, un uomo di mezza età ancora in tuta da lavoro, che probabilmente ha preso una pausa dal cantiere per andare a sentire il suo candidato del Grand Old Party. «Credo che possa rendere l'America migliore per tutti, non solo per i ricchi - spiega -. L'establishment ha stancato, mentre lui può veramente portare il cambiamento perché parla chiaro e scende in mezzo alla gente». Tutt'altra atmosfera si respira in casa Clinton: dopo il blitz a Flint, in Michigan, per manifestare solidarietà agli abitanti alle prese con la crisi dell'acqua al piombo, Hillary è tornata nel Granite State per il rush finale. L'ex first lady schiera il clan al gran completo, ma l'arrivo di due pezzi da novanta come Bill e Chelsea potrebbe non essere abbastanza. La sensazione è che la famiglia perfetta non faccia effetto in New Hampshire, e inoltre, proprio l'ex presidente sembra aver perso smalto: non controlla il pubblico, ma soprattutto non controlla se stesso, cadendo nella trappola provocatoria di Bernie Sanders. Durante un comizio Bill attacca duramente il senatore del Vermont definendolo «sessista e ipocrita», rischiando di ripetere l'errore del 2008 quando si scagliò contro Barack Obama..

Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mar, 09/02/2016 - 12:33

Trump è la speranza del mondo. I Clinton sono la servitù del Califfo.