Tsipras è a pezzi: "Banche chiuse per un altro mese"

Syriza si spacca, per far passare le riforme servono i voti dei nemici. Il premier parla in tv e scarica Varoufakis: «Ha sbagliato il negoziato. Non taglierò stipendi e pensioni»

«Non avevamo scelta». È il manifesto-resa di Tsipras in un'intervista su Ert a poche ore dal voto decisivo del suo Parlamento. Un voto per salvare memorandum e faccia. Anche se un attimo dopo si dovrà avere una nuova maggioranza e un esecutivo con tutti dentro, da sempre avversato dal premier che intanto, quella faccia, la sta perdendo anche in casa. La schizofrenia politica si è, di fatto, impadronita dello scenario partitico greco con una questione che, da economica, si è tramutata in politica. Oggi i trecento deputati greci dovranno votare il piano propedeutico al maxi prestito da 86 miliardi: e se da un lato Tsipras perderà i voti dei 35 integralisti di Syriza, spaccando di fatto il suo movimento che conta 149 deputati, avrà invece il sostegno di centristi, socialisti e conservatori (107 voti) con cui, un attimo dopo, dovrà fare il rimpasto (servono 151 sì). Quelle stesse forze politiche che aveva combattuto dall'inizio della crisi a oggi e che considerava principali responsabili del debito e dell'abbraccio mortale con la Troika.

Tsipras per difendersi sceglie la tv di stato Ert appena riaperta: «Il modo in cui è stato visto il referendum non onora l'Europa - dice -. Non taglieremo gli stipendi e nemmeno le pensioni, non è normale aumentare l'Iva in Grecia per esempio sul cibo e nei ristoranti ma è preferibile al taglio di stipendi e pensioni». Poi lancia l'allarme: le banche potrebbero restare chiuse ancora per un mese. «La riapertura delle banche dipende dall'approvazione dell'accordo che avverrà in un mese» spiega, auspicando che nel frattempo la Bce conceda liquidità. E ancora: «Non ho intenzione di scappare, è mia intenzione far capire al popolo che non ho intenzione lasciare il paese nella catastrofe. Ho incontrato Russia, Usa e Cina, ma nessuno mi ha detto che ci avrebbero aiutati se fossimo tornati alla dracma. Varoufakis? Ha commesso evidenti errori durante il negoziato».

Già, Varoufakis. La giornata era iniziata con le bordate dell'ex ministro per nulla attratto dall'ipotesi di trascorrere l'estate ospite di laute conferenze. Dal suo blog ecco il secondo attacco al piano e al suo ex premier, paragonando il recente summit europeo al colpo di Stato dei Colonnelli nel 1967. E il suo defenestramento dal governo è figlio di una mancanza di coraggio da parte di Tsipras che, è la vulgata in voga nel partito, «oggi stringe un accordo con gli amici della Troika».

Nel tardo pomeriggio il governo aveva portato in Aula il primo progetto di riforme contenente le «misure urgenti per la negoziazione e la conclusione di un accordo con l'Esm». Una manovra da 3,175 miliardi tra nuove tasse e risparmi che ha avuto come primo riverbero lo sciopero dei sindacati di Aedy, oggi in piazza per 24 ore con i farmacisti, con musi lunghissimi della base di Syriza. Ieri a Syntagma persino una bandiera bruciata da un attivista di lungo corso. Perplessità sul voto si ritrovano anche nel merito del piano, che ritorna in discussione a tarda sera nei capannelli alla Camera dove la presidente Kostantopoulou potrebbe dimettersi. Ci pensa il viceministro delle finanze Stathakis, in un'intervista a Bloomberg tv , a precisare che nel Paese non cvi sono attivi patrimoniali da privatizzare per i 50 miliardi previsti dall'accordo. Per cui il fondo avrà una funzione di «garanzia», ma «non credo che procederemo con vere privatizzazioni di questi asset». Altro caos, con il Paese che mestamente si avvia a un voto a metà strada tra Ue e baratro, e la pattuglia di Alba dorata a festeggiare per sondaggi che li darebbero in doppia cifra.

«Quarant'anni fa - dice amaramente un deputato ancora incerto sul voto - qui c'era Onassis che regalava sigari a Winston Churchill sul suo panfilo Cristina. Oggi invece siamo noi a regalare il Paese all'invasore tedesco».

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