Tsunami si abbatte sullo stretto della Sonda uccidendo 222 persone 843 i feriti, centinaia di dispersi Ma il conto potrebbe aggravarsi

Andrea Cuomo

Di padre in figlio, la morte è una questione ereditaria. Il vulcano Anak Krakatau ha dato un bello scrollone sabato sera, quando in Italia era notte, e uno tsunami si è abbattuto sullo stretto della Sonda, che divide le isole di Giava e Sumatra, in Indonesia, uccidendo 222 persone e ferendone centinaia di altre. Un conto a spanne, destinato a crescere nelle prossime ore, quando presumibilmente molti delle decine di dispersi e i feriti traslocheranno mestamente alla voce deceduti.

Anak Krakatau è il «figlio» del leggendario vulcano Krakatoa, che il 27 agosto 1883 eruttò scatenando un'energia pari a 13mila volte la bomba atomica di Hiroshima e uccidendo 36mila persone. L'Anak Krakatau fu scoperto nel 1927 ed era il figlio tardivo di quella tragedia. È uno dei 127 vulcani attivi in Indonesia, che fanno della cosiddetta «cintura di fuoco del Pacifico» la zona più sismica del mondo. Solo lo scorso settembre la città di Palu sull'isola di Sulawesi aveva contato 2mila morti per un terremoto e uno tsunami. Ed è del 26 dicembre 2004 il terribile tsunami natalizio da 168mila morti in Indonesia.

Sabato sera il figlio si è dato da fare per rinnovare la tragica tradizione di famiglia. Una sua violenta eruzione ha provocato una frana sotterranea che ha a sua volta scatenato il dio del mare, originando - anche a causa dell'onda di marea più alta a causa della luna piena - un muro di acqua alto venti metri che si è abbattuto con forza brutale su spiagge, su alberghi, su resort, su quartieri residenziali a Sumatra Sud e nella punta occidentale di Giava. Distruggendo, uccidendo, squartando, spaventando. Sono state spazzate via o comunque danneggiate 556 case, nove hotel, 60 chioschi di cibo, 350 barche. I morti sono 222, i feriti 843, i dispersi almeno 28. Tra essi nel momento in cui scriviamo non si contano stranieri. certo l'onda anomala ha colpito anche spiagge molto frequentate dai turisti, ma quella è una zona frequentata soprattutto dagli abitanti della capitale Giakarta. La Farnesina ha reso noto di aver attivato un'unità di crisi - per soccorrere eventuali italiani coinvolti. Il presidente indonesiano Joko Widodo ha avvertito il suo popolo che il pallottoliere della morte non va messo via, probabilmente servirà ancora. «Non tutte le vittime sono state ancora raggiunte e non tutte le strutture sanitarie e le località coinvolte hanno fornito i dati», ha spiegato Sutopo Purwo Nugroho, portavoce dell'agenzia per la gestione dei disastri.

Esiste poi un timore ancora più grande: quello che un altro tsunami possa presto abbattersi di nuovo negli stessi punti. «Le possibilità di un secondo tsunami - sillaba il capo dell'agenzia meteorologica, Rahmat Riyono -in caso di terremoto sono molto basse, ma qui si tratta di un'eruzione. Dobbiamo continuare a monitorare la situazione». Le autorità hanno messo in guardia residenti e turisti perché nei prossimi giorni stiano ben lontani dalle spiagge. Il governo indonesiano ha ammesso di avere un sistema di monitoraggio e allerta solo per i terremoti ma non per le eruzioni vulcaniche.

Sul campo sono attive la Croce Rossa e altre ong. Da ieri mattina decine di feriti e di cadaveri hanno iniziato ad affluire nelle strutture gestite da Medici Senza Frontiere nel distretto di Pandeglang. «Stiamo lavorando con le strutture sanitarie locali e del ministero - spiega Daniel von Rege, country director di Msf in Indonesia - per rispondere alle esigenze più immediate: i casi più gravi sono trasferiti in ospedali più grandi». Secondo von Rege un altro pericolo è il diffondersi di infezioni a causa degli scadenti standard igenici.

Solidarietà all'Indonesia è stata espressa tra gli altri da Papa Francesco («Non manchi a questi fratelli e sorelle la nostra solidarietà e il sostegno della comunità internazionale»), dal presidente Usa Donald Trump («Stiamo pregando per ripresa e guarigione. L'America è con voi!», twitta) e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel («Le notizie e le immagini che ci arrivano dall'Indonesia sono sconvolgenti»).