Turchia a libertà limitata. Erdogan sultano assoluto

Niente premier, nomina giudici e ministri. Avrebbe finito i mandati, ma punta al 2028

Nel 2023 cade il 100esimo anniversario della nascita della Repubblica di Turchia. A guidarla, in quel 1923, c'era Mustafa Kemal, detto Atatürk, «padre della patria» e della Turchia democratica e laica che nasceva dalle ceneri dell'Impero ottomano e della Prima guerra mondiale. Per quel giorno, per poter gestire le celebrazioni, Recep Tayyip Erdogan, appena rieletto con il 52,5 per cento dei voti, sogna di essere ancora presidente, anche se in un Paese un po' meno democratico e laico. Sulla carta, questo dovrebbe essere il suo ultimo mandato, da concludere proprio tra 5 anni. Ma la riforma costituzionale fatta approvare l'anno scorso potrebbe permettergli di rimanere in sella fino al 2028. E di farlo da padrone assoluto.

Il referendum popolare del 16 aprile 2017 che ratificò la riforma si giocò su una manciata di voti (51,4% di «sì» contro 48,6% di «no», con affluenza all'85,3%) e sia le opposizioni sia gli osservatori internazionali denunciarono subito la presenza di brogli. Ma tant'è: i diciotto emendamenti proposti dall'Akp, il partito islamico-conservatore di Erdogan, e dall'Mhp, formazione nazionalista di estrema destra allora all'opposizione e oggi alleata del «Sultano», sono diventati legge. E sono entrati in vigore con la tornata elettorale di due giorni fa.

La prima conseguenza è che la Turchia, da Repubblica parlamentare, diventa una Repubblica presidenziale. Abolita la figura del primo ministro - l'uscente Binali Yildirim è stato l'ultimo - il potere esecutivo passa nelle mani di Erdogan, che sarà contemporaneamente capo dello Stato e capo del governo. I suoi poteri si ampliano: sarà lui a nominare (e revocare) i ministri e uno o più vice-presidenti (che non saranno più eletti). Sceglierà 12 dei 15 giudici della Corte costituzionale e parte dei membri dell'organo che disciplina le toghe. Il Parlamento - i cui membri passano da 550 a 600 - potrà richiedere l'impeachment del presidente, ma la parola definitiva spetterà a quegli stessi giudici costituzionali da lui nominati. I ministri, invece, non potranno essere sfiduciati dai deputati. Per concludere, Erdogan potrà sciogliere l'Assemblea nazionale e proclamare lo stato di emergenza, attualmente in vigore dal tentato golpe del 15 luglio 2016 e che ora Erdogan sembrerebbe intenzionato a revocare (come peraltro lo invita a fare l'Ue). Proprio grazie allo stato di emergenza negli ultimi due anni il presidente turco ha potuto procedere con un'epurazione della pubblica amministrazione (e non solo): più di 100mila tra funzionari, giudici, militari, insegnanti e giornalisti sono stati rimossi dai loro incarichi e 50mila sono in carcere.

Ciò che rimane invariato con la riforma costituzionale è il limite dei due mandati per il presidente, di cinque anni ciascuno. Che Erdogan, però, potrebbe aggirare. Secondo i media, il capo di Stato potrebbe far ripartire il conteggio dei mandati per avere davanti altri due turni pieni, arrivando al 2028 ancora in carica. Un'altra interpretazione della legge gli permetterebbe di candidarsi una terza volta nel caso in cui il secondo mandato terminasse con elezioni anticipate.

Commenti
Ritratto di Leonida55

Leonida55

Mar, 26/06/2018 - 08:45

Le dittature no nfiniscono mai. Puoi solo disarcionare i dittatori, purtroppo è possibile solo con la violenza, altrimenti tocca subire, e per molto tempo.

Ezeckiel

Mar, 26/06/2018 - 09:32

È la giusta punizione per tutti quei laici che 15 anni fa grazie ad un'economia drogata lo votarono,credendolo un benefattore,quando toccheranno il fondo potranno risalire