Tutti gli assassini "rossi" protetti da Macron

Dei circa 50 terroristi italiani ancora latitanti in ogni parte del mondo, un buon numero risiede da anni in Francia che, a partire dalla dottrina Mitterrand (1982-2002), ha dato loro asilo politico. Chi sono e perché Macron non vuole consegnarli

Dopo l'arresto e la carcerazione di Cesare Battisti, è partita la caccia agli altri terroristi, prevalentemente "rossi", disseminati in ogni parte del mondo per sfuggire alla giustizia italiana. Si tratta di una cinquantina di persone, la maggior parte delle quali ha trovato rifugio in Francia negli anni Ottanta grazie alla cosiddetta dottrina Mitterrand, una politica pensata voluta dall'ex presidente socialista francese François Mitterrand per offrire asilo ai terroristi ritenuti ingiustamente perseguiti dal loro Stato. Adottata nel 1982, per vent'anni esatti ha coperto le responsabilità di decine di criminali. Tra loro Battisti, che ha goduto per tanti anni di un regime di libertà fino al ritiro del passaporto e alla fuga in Brasile e in Bolivia. Una "pacchia" che prosegue con Macron.

Sui motivi dell'adozione della dottrina Mitterrand si è scritto molto. Alcuni ritengono che sulla scelta dell'ex presidente transalpino abbia pesato ai tempi la volontà di strizzare l'occhio all'estrema sinistra francese, senza dimenticare la tradizione favorevole all'amnistia che da sempre esiste in Francia, vedi i fatti della Comune di Parigi e della guerra in Algeria. Inoltre - come spiega bene il giornalista Karl Laske nell'intervista di oggi al Corriere della Sera - l'opinione pubblica francese ha avuto a lungo la percezione che Battisti fosse davvero un perseguitato politico. Colpa della cattiva informazione di molti media e del velo di omertà sollevato sulla vicenda da intellettuali radical-chic come Bernard-Henri Lévy, che ancora oggi non si arrendono all'evidenza considerando l'ex membro dei Pac, autore in tutto di quattro omicidi (due in prima persona e altri due in concorso) una sorta di martire politico.

Come detto, non c'è solo Battisti. Se per il terrorista nativo di Cisterna di Latina, una volta cancellata la dottrina Mitterrand grazie a un atto del Consiglio di Stato francese fu finalmente concessa l'estradizione, non si può dire la stessa cosa di altri illustri fuggitivi. Che ancora oggi, a distanza in alcuni casi di oltre 40 anni dai fatti di sangue di cui furono autori e/o ispiratori, vivono tranquillamente in territorio francese. Il più noto è Giorgio Pietrostefani, tra i fondatori con Adriano Sofri di Lotta Continua, condannato a 22 anni in via definitiva per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi. Ma la lista è lunga. Tra gli altri ci sono Narciso Manenti, di Guerriglia proletaria, che nel 1979 uccise l'appuntato Giuseppe Gurrieri; Simonetta Giorgieri, "Primula rossa" del Comitato rivoluzionario toscano, condannata all'ergastolo per il delitto Moro; Carla Vendetti, irreperibile da 1994, condannata nel Moro-ter e sospettata per i delitti D'Antona e Biagi; Roberta Cappelli, colonna romana delle Br, convolta nell'uccisione del generale Galvaligi e nel sequestro Cirillo; Sergio Tornaghi, colonna milanese delle Br "Walter Alasia", ergastolo per l'omicidio del maresciallo Francesco Di Cataldo; Enrico Villimburgo, ergastolo per il coinvolgimento nell'affaire Moro e per gli omicidi Bachelet, Minervini e Galvaligi. Infine Massimo Carfora, ex militante di Prima Linea fuggito a Parigi dove lavora da diversi anni come editore.

Tutti scappati in Francia, tutti accolti come perseguitati politici, rifugiati in cerca di una tranquillità negata dall'opprimente e ingenerosa stretta dello Stato italiano. Come detto, la dottrina Mitterrand non esiste più. Ma nel recente passato la Francia ha rifiutato l'estradizione degli ex terroristi italiani per i motivi più disparati. Per esempio, nel 2008 l'ex presidente Sarkozy rispose picche alla richiesta di estradizione di Marina Petrella (Autonomia Operaia, condannata per avere ucciso un poliziotto) per "motivi umanitari". Come lei anche Villimburgo. Diverso il destino di Pietrostefani e Gianfranco Pancino (medico di fiducia di Autonomia Operaia condannato a 25 anni di carcere), non estradati per "mancata pericolosità del soggetto", mentre Paola Filippi (ex Pac) è stata sottratta alla giustizia italiana per avere acquisito la cittadinanza francese. Carfora e Cappelli si sono salvati per motivi di ordine strettamente giurisdizionale, a differenza di Oreste Scalzone il quale ha evitato il carcere solo grazie alla prescrizione.

Se per qualcuno Battisti sarebbe stato aiutato dalla Francia grazie al suo ruolo di agente segreto per i servizi parigini, non si spiega come mai da Mitterrand in poi a così tanti ex terroristi degli anni di piombo sia stato risparmiato il carcere. A questo punto, come ha detto anche il vicepremier Matteo Salvini, l'attuale presidente francese Emmanuel Macron non ha più scuse. Da decenni i familiari delle vittime del terrorismo chiedono giustizia. Per averla, serve solo il "oui" del patron di En Marche. Chissà se arriverà.