Tutti i trucchi

Un nuovo test misura la gioia 40 volte su 100 dipende da noi

«La felicità dipende per il 50 per cento dalla genetica, per il 10 per cento da quel che ci succede nella vita e per tutto il resto da noi» dicono innumerevoli studi accademici tra cui quelli di David Lykken e Auke Tellegen, genetisti comportamentali presso l'università del Minnesota. «Dobbiamo lavorare su quel 40 per cento» ribatte Martin E. P. Seligman, professore di psicologia presso l'università della Pennsylvania, padre fondatore della psicologia positiva e del sito Authentic Happines (www.authentichappines.sas) che vanta due milioni di utenti nel mondo. A sentir lui la ricchezza non è tra le componenti della felicità (figuriamoci la miseria!) e che per sentirsi più felici non bisogna tanto prendere gli antidepressivi quanto pillole di saggezza tipo: passare almeno venti minuti al giorno all'aria aperta, scoprire i propri punti di forza, occuparsi degli altri e dare un senso alla propria vita. I detrattori parlano di «sindrome di Pollyanna» alludendo allo stucchevole romanzo scritto nel 1913 da Eleanor Hodgman Porter in cui una ragazzina bistrattata dall'unica parente che le sia rimasta e pure paralizzata da un gravissimo incidente, recupera l'uso delle gambe grazie al suo inguaribile ottimismo. Tutti gli altri, però, sbandierano le sorprendenti statistiche per cui il 67% delle persone curate con la psicologia positiva ottiene i risultati sperati contro l'8 per cento scarso di quelle che scelgono la terapia farmacologica. Il dibattito è aperto, ma a sorpresa ci entra anche un grande marchio cosmetico come Lancome che ha lanciato l'offensiva sul mercato italiano creando il sito www.lavieestbelleconlancome.it basato proprio sugli studi di Seligman. «Ci siamo chiesti come trasformare l'idea della felicità in qualcosa che può avere impatto sulla vita delle donne» spiega Elena Marchettini, direttore marketing del brand che fa parte de l'Oréal, il colosso cosmetico francese. «Nel nostro marchio - continua - c'è proprio il concetto di joie de vivre tanto che nel 2012 abbiamo lanciato un profumo chiamato La vie est Belle che è un successo clamoroso: la terza fragranza femminile più venduta del mondo. L'anno scorso ci siamo inventati un'iniziativa promozionale nominando ottobre mese della felicità nelle migliori profumerie. Quest'anno volevamo fare di più. Con l'aiuto di Simone Bandini Buti, un bravissimo life coach, abbiamo creato il "Felicitest": traduzione semplificata in 12 domande del celebre test americano. In base ai risultati si ottengono diversi consigli battezzati "pillole di felicità". Le persone sono un puzzle di tre sfere - piacere, appagamento personale e relazioni individuali - che devono girare insieme rimanendo in perfetto equilibrio tra loro. Il nostro obiettivo è spingere la gente in questa direzione e siamo felicissimi dei primi risultati ottenuti: in pochi giorni si sono registrate 700 persone sul sito». Inevitabile a questo punto chiedere se nel raccogliere e spiegare tutti i trucchi per essere felici non c'è soprattutto la voglia di vendere i nuovi prodotti per il trucco di Lancome che tra l'altro prevedono un mascara giustamente battezzato «Grandiose» perché lo stelo dello spazzolino a forma di collo di cigno, permette di tingere e allungare anche le ciglia più piccole e nascoste ottenendo un sensazionale doppio ventaglio intorno agli occhi. Quanto ai rossetti presentano cinque nuovi colori letteralmente rubati ad altrettante rose analizzate cromaticamente in laboratorio fino a ottenere un algoritmo da applicare alla formula dell'impasto cosmetico. «Vogliamo lanciare la forza del sorriso perché le persone felici si ammalano meno e vivono di più» conclude la signora. Come dimostra la «forza e il sorriso», una stupenda iniziativa promossa da Cosmetica Italia nei reparti di oncologia dei vari ospedali. «È un progetto americano diffuso in 26 paesi al mondo, basta che un ospedale lo attivi per ricevere con una scatola di prodotti per ogni paziente, il consulente volontario che insegnerà come nascondere con il trucco gli effetti secondari della chemioterapia» spiega Fabio Rossello, presidente dell'associazione che raggruppa 500 aziende italiane, il 95% a livello nazionale. «Sembra poco - conclude - ma lavorando con gli psico oncologi abbiamo capito che curare l'aspetto fisico fa parte della lotta alla malattia».