Tutti morti sotto la palazzina «La tragedia si poteva evitare»

Sono otto le vittime, tra loro anche Francesca di 13 anni e il fratellino di 9. Inchiesta per omicidio colposo plurimo

Torre Annunziata (Na) Son tutti morti, a Torre Annunziata. Gli ultimi corpi estratti dalle macerie sono stati quelli di Francesca Guida (13 anni) e del fratellino Salvatore (9). I soccorritori hanno scavato per l'intera notte tra i detriti del palazzo crollato in Via Rampa Nunziante col cuore in gola. Si sono arresi solo alle 8 di ieri mattina quando hanno dovuto alzare il telone nero, messaggero conclusivo di sventura. «Fino alla fine ha commentato Emanuele Franculli, comandante provinciale dei vigili del fuoco eravamo speranzosi e questo ci ha portato a lavorare alacremente con tutte le nostre forze, malgrado fossimo stremati da 24 ore no-stop». La solidarietà, l'amore, i muscoli indolenziti non sono stati sufficienti. Otto vittime, nessun sopravvissuto. Due famiglie travolte dai calcinacci. Pasquale Guida e la moglie Anna coi figlioletti; Giacomo Cuccurullo e la consorte Adelaide e il figlio Marco, studente universitario. E la signora Pina Aprea, una esistenza difficile passata tra stoffe e bottoni e la necessità di sbarcare il lunario, ancora a 65 anni, facendo rammendi in casa.

L'area è stata sequestrata dai carabinieri che hanno ricevuto dalla locale Procura la delega d'indagine insieme alla polizia. Il pm Andreana Ambrosino e il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli hanno già recuperato in Comune parte dei documenti riguardanti l'edificio e altro materiale sarà vagliato nei prossimi giorni. Il fascicolo è per disastro e crollo colposo e omicidio colposo plurimo, ma per ora non ci sono indagati. Bisognerà iniziare gli interrogatori al più presto e affidare gli incarichi tecnici ai periti che dovranno studiare tutt'attorno al cratere il motivo dello schianto. Se è quasi certo che i muri portanti hanno ceduto in verticale appare oggi assai più debole, invece, la pista dell'indebolimento della struttura a causa del passaggio dei treni a pochi metri dal terrapieno su cui era appoggiata la schiena della costruzione.

«Nessuna ipotesi è esclusa al momento» dice il magistrato che ha già firmato le autorizzazioni per le autopsie che si svolgeranno tra martedì e mercoledì. Le salme sono state portate in luoghi diversi: tre all'obitorio di Castellammare di Stabia, quattro all'ospedale San Leonardo sempre nella città stabiese, ed un'altra nel nosocomio di Boscotrecase. Poi ci saranno le esequie con il lutto cittadino. Forse.

Il giorno del dolore e dello sgomento è anche quello della riorganizzazione e della risoluzione dei problemi. Diciotto famiglie sono state sgomberate dall'Amministrazione comunale e dall'ufficio giudiziario per motivi di sicurezza. Due nuclei abitano in una diversa scala del palazzo franato mentre sedici sono quelli che vivono nel civico successivo.

La città è ancora stordita. E ha paura perché tante abitazioni, costruite con cemento e tufo, di fronte al mare, sono ridotte come o peggio di quelle di Via Rampa Nunziante. E c'è chi si ribella a questo fatalismo strisciante come don Ciro Cozzolino, sacerdote nella parrocchia della SS. Trinità, in via Gino Alfani che scorre parallela a quella del disastro: «Non escludo la possibilità di costituire una commissione parrocchiale o cittadina che sia di sostegno alla attività dell'ufficio tecnico comunale perché, forse, questa tragedia si poteva evitare».

Commenti
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Flex

Dom, 09/07/2017 - 12:22

Certo che si poteva evitare, come si sarebbero potuti evitare tanti altri disastri "case e viadotti" se si fosse costruito utilizzando un minimo di buon senso e con "ferro e cemento" secondo le necessità.