Uccise Sara: ergastolo. Lo stalking reato in più

Per i giudici non è assorbito dall'omicidio La madre: «Sentenza per le altre ragazze»

Ergastolo invece di 30 anni per Vincenzo Paduano, la guardia giurata accusata di aver ucciso e bruciato l'ex fidanzata, Sara Di Pietrantonio. È una decisione «tecnica» quella della seconda Corte d'Assise d'appello di Roma, che però rende giustizia a questa ragazza vittima, come tante, dell'ossessione di un uomo che diceva di amarla. Se i giudici hanno aggravato la condanna è perché hanno riconosciuto che il reato di stalking non assorbito in quello di omicidio, come invece sostenuto nel primo giudizio d'appello, che si era concluso con una condanna, appunto, a 30 anni.

Quei 30 anni erano sembrati pochi all'opinione pubblica, colpita dalla ferocia del delitto, ma soprattutto al pg della Cassazione che aveva chiesto il ritorno alla condanna all'ergastolo, in linea con quanto già stabilito dai giudici di primo grado. La Suprema Corte per questo aveva disposto un processo bis. Concetta Raccuglia, la mamma di Sara, non gioisce perché quella figlia dal volto angelico non gliela ridarà più nessuno. «Nemmeno dieci ergastoli», dice. Ma è soddisfatta perché «spera che tutto questo dolore possa servire per altre ragazze, altre donne che si trovano in questa difficile situazione di stalking psicologico, in modo che possano trovare il coraggio di denunciare e comprendere quello che non aveva compreso Sara». «La Corte - spiega la mamma della vittima - riconoscendo lo stalking come reato autonomo rispetto all'omicidio e punendolo in presenza di una violenza invisibile, ha deciso oggi un qualcosa di storicamente significativo per chi si trova a vivere quello che ha vissuto mia figlia».

Il delitto risale alla notte del 29 maggio di tre anni fa, Sara aveva 22 anni e da un po' non stava più insieme a Vincenzo. Ma lui era accecato dalla gelosia, non si rassegnava alla fine del rapporto, la perseguitava, pretendeva di controllarla a distanza nella speranza di poter esercitare un dominio possessivo anche se la relazione tra loro si era conclusa da tempo. «Quando il marcio è radicato nel profondo ci vuole una rivoluzione, tabula rasa. Diluvio universale», scriveva Paduano su Facebook due ore prima dell'omicidio, quando quell'ossessione si stava trasformando in violenza. La notte del delitto era di turno come vigilantes, ma lasciò il lavoro per appostarsi sotto la casa del ragazzo che stava frequentando Sara in quel periodo. Aspettò che lei lo riaccompagnasse, iniziò a seguirla, finché non la speronò costringendola a fermarsi. Dopo averla tramortita la strangolò e le diede fuoco. Quando i vigili del fuoco intervennero all'alba, dopo aver ricevuto la segnalazione di un'auto in fiamme, trovarono il corpo semicarbonizzato di Sara non distante dalla macchina. Gli investigatori, dopo aver sentito familiari ed amici, sospettarono subito di Paduano. Nel nuovo processo è stato condannato per due reati distinti, l'omicidio pluriaggravato e lo stalking, come chiesto dalla Cassazione.