È ufficiale: mettono mano alle pensioni

Pressioni politiche insistenti per una riforma del sistema che porti flessibilità in uscita e più lavoro ai giovani. Chi paga il conto?

Antonio Signorini

Roma Pressioni politiche sempre più forti. Gli italiani, compresi quelli relativamente giovani, che iniziano ad accorgersi di quanto sia diventato avaro il sistema previdenziale. Il governo dovrà sicuramente mettere mano alla previdenza, a partire da qualche segnale con la prossima legge di Stabilità. Il problema a questo punto è solo chi pagherà il conto. E il sospetto è che alla fine toccherà a lavoratori e aziende. Magari attingendo alle risorse della previdenza complementare.

Un'idea abbastanza precisa l'ha data ieri il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, durante un'audizione parlamentare sul Documento di economia e finanza. Premessa: «Il sistema pensionistico è uno dei pilastri di sostenibilità del sistema italiano e questo ci viene riconosciuto in sede europea». Tradotto, l'equilibrio finanziario non si tocca. Comunque, ha precisato, «Sono aperto a forme di finanziamento complementare che si possono studiare». Attraverso le banche? Su questo «il Def non si pronuncia». Ma ci sono «margini per ragionare sia sugli strumenti sia sugli incentivi e sui legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro per migliorare le opportunità sia per chi sta per andare in pensione sia per chi deve entrare nel mondo del lavoro».

L'accenno al legame con il mondo del lavoro ha fatto arrabbiare l'ex ministro Elsa Fornero sicura che la flessibilità per tutti costa inutilmente troppo e non crea occupazione. Meglio «soluzioni specifiche e mirate».

Ma le due posizioni in realtà non sono distanti. Il ministero dell'Economia prenderà in considerazione solo formule a costo zero, anche per non incappare in una censura Ue.

Il cantiere previdenziale è a Palazzo Chigi, nelle mani di Tommaso Nannicini, che proprio ieri ha parlato di previdenza integrativa. Occorre «far partire il secondo pilastro in maniera più diffusa, dobbiamo porci l'obiettivo in un intervento di sistema» affrontando i temi «della tassazione, della governance, della concentrazione dei fondi e anche del rapporto tra risparmio obbligatorio tra primo e secondo pilastro».

Tanta attenzione alla previdenza integrativa e al rapporto con quella obbligatoria non può che fare pensare a un coinvolgimento dei fondi pensione nella riforma della previdenza, perlomeno nel finanziare nuove forme di flessibilità individuali. Ma tra le ipotesi in campo ci sono anche le banche e lo stesso Inps, che ha i conti in rosso, ma anche tanta liquidità.

L'uscita di Padoan fa pensare che stia prendendo quota l'idea di rendere strutturale la possibilità per i pensionandi di scegliere un part time, che l'ultima legge di Stabilità riserva a chi ha maturato i requisiti per il ritiro nel 2018. Il vantaggio è che l'importo della pensione non viene toccato. Nella versione valida per tutti potrebbe diventare un «prestito» previdenziale. In altre parole ci sarebbe una mini penalizzazione. Ma resta in campo l'estensione di un meccanismo simile a Opzione donna, cioè la possibilità di anticipare la pensione a 57 anni con un ricalcolo dell'assegno. Più difficile un'uscita anticipata generalizzata. La proposte di Cesare Damiano (anticipo di quattro anni con un penalizzazione massima dell'8% sull'assegno) ma anche quella del presidente Inps Tito Boeri costano troppo.