Umbria, i timori degli indagati: "C'è il rischio di fini' in galera"

Gli indagati del Pd dell'Umbria temevano di essere intercettati e tra loro c'è chi diceva: "Qui scoprono che commetto 5 reati all'ora"

C'è il"rischio di andarci a finì in galera, per cui cercamo de fà le cose prudenti". Ne erano consapevoli anche loro, i protagonisti dell'inchiesta che ha sconvolto la sanità e il Pd dell'Umbria.

Dalle carte dell'inchiesta, come rivela il Corriere della Sera, risulta che gli indagati sospettassero di essere intercettati perché sarebbe stato proprio l'ex sottosegretario agli Interni a metterli in guardia. L'ex direttore generale dell’azienda ospedaliera Emilio Duca ammetteva che eventuali intercettazioni avrebbero potuto far venire alla luce che lui commetteva "cinque reati ogni ora". Dalle indagini si evince persino che due donne "penalizzate nell’ambito di una procedura selettiva per un incarico di prestigio, hanno temuto che le loro dichiarazioni fossero male accolte dal sistema di potere che gestisce con criteri non trasparenti il sistema sanitario". Ma le assunzioni pilotate non riguardavano soltanto il mondo della sanità. Duca, nel corso di una telefonata con Moreno Conti, braccio destro di Bocci, esprimeva la sua preoccupazione di finire in carcere ma, nonostante questo, gli chiedeva il favore di far assumere sua figlia all'Agenzia delle Entrate. Conti rispondeva senza farsi troppi problemi:"Ma tu diglielo che Gianpiero è messo bene lì... per le Entrate Gianpiero è messo molto bene". Secondo gli inquirenti il presidente della Regione Catiuscia Marini, invece, avrebbe ottenuto da Duca le domande da consegnare alla candidata che lei far assumere dal direttore Duca.