Unioni gay, Pd all'angolo Renzi: «Intesa con Ncd e fiducia senza adozioni»

Il premier per uscire dall'impasse pensa all'accordo di governo stralciando la stepchild adoption. La minoranza tifa ancora per l'asse con il M5S

L' elementare lezione politica che Matteo Renzi impartisce al suo confusionario partito è di puro realismo: «Le elezioni bisogna vincerle e non pareggiarle, se no non ci sono i numeri in Parlamento». E siccome, nel 2013, il Pd di Bersani «sbagliò un rigore a porta vuota», secondo l'efficace sintesi di Massimo D'Alema, «la verità è che noi in Senato i numeri non ce li abbiamo, e senza alleanze non possiamo fare niente», tanto meno approvare la legge sulle unioni civili come i democrat - segretario incluso - la vorrebbero, ossia con la stepchild adoption. Ergo, riconosce il premier, «sulla questione dei diritti civili siamo in difficoltà».Per uscirne, Renzi indica una possibile soluzione: «Un accordo di governo, attraverso un emendamento su cui dobbiamo anche essere pronti a mettere la fiducia». Non lo dice esplicitamente, ma il sottinteso è chiaro: un accordo con Ncd prevede inevitabilmente la rinuncia alla adozioni. Problema che esiste e va affrontato, aggiunge il premier, in una legge ad hoc che renda più facile il percorso adottivo, oggi proibitivo «anche per gli eterosessuali». In cambio, i centristi dovrebbero accettare di blindare l'attuale testo, che sostanzialmente dà alle coppie gay gli stessi diritti e doveri dei matrimoni. La minoranza Pd immediatamente insorge: «Se accordo di governo vuol dire stralciare la stepchild adoption io sono contrario», avverte Roberto Speranza. «Noi non ci stiamo», tuona il senatore Miguel Gotor. Secondo il quale bisogna invece puntare sui voti grillini, perché «insieme a loro i numeri ci sono». La batosta di una settimana fa, quando proprio l'improvviso voltafaccia dei Cinque Stelle ha impedito al Pd di mettere in sicurezza la legge con il famoso emendamento canguro, non è evidentemente bastata ai bersaniani. Il premier ricorda loro il buco nell'acqua fatto da Bersani, quando inseguì inutilmente Grillo per fare il «governo di cambiamento». Spiega che è ora di prendere atto dell'inaffidabilità dei Cinque Stelle, che hanno un'unica bussola politica: «Fare male al Pd». E manda un messaggio sia alla minoranza che ai cattodem: «Per chi dice o si fa come dico io o me ne vado ho un'unica risposta di quattro lettere: ciao».Ma anche la sinistra dei Giovani Turchi, che con Orfini e il ministro Orlando è filo-renziana, fa molta fatica a digerire il «cedimento» ad Alfano. La resa dei conti ci sarà martedì sera, nell'assemblea dei senatori Pd con il premier. Nei giorni scorsi, Renzi ha sondato il leader di Ncd sulla possibile via d'uscita dall'impasse. «Io sono pronto a votare le unioni civili anche domani, senza le adozioni - è la posizione di Angelino Alfano - ma non sono certo di tenere tutti i miei senatori». In casa renziana si conta però sul fatto che, di fronte a un voto di fiducia, sia gli ultrà cattolici alla Sacconi (che ha da difendere la poltrona di presidente della commissione Lavoro) sia la minoranza Pd sarebbero in grande difficoltà a mettersi di traverso. Ma in realtà, messa sul tavolo l'arma della fiducia, Renzi ha in mente anche un possibile piano B: un testo modificato, che salvi le unioni civili accantonando le adozioni, potrebbe avere una base di consenso assai più larga in Senato. Persino Forza Italia in gran parte ci starebbe. «Se si levasse di mezzo un argomento divisivo come la stepchild adoption, l'80 per cento di noi voterebbe le unioni gay. Io per prima», spiegava giovedì la senatrice berlusconiana doc Maria Rosaria Rossi. A quel punto, la fiducia non sarebbe più necessaria, i grillini sarebbero in difficoltà a tirarsi ancora indietro e la legge passerebbe a larga maggioranza. Le opzioni sono sul tavolo. «L'unica cosa che non possiamo più permetterci - avverte Renzi - è di frustrare di nuovo le speranze di tanti, come successe con i Dico di Prodi».