Uomini vicini a Cosentino e Lombardo più un ex grillino. Ecco chi è pronto al salto

RomaLa truppa di Verdini è un pot pourri . Ci sono i (ex) fittiani Eva Longo e Ciro Falanga; i fedelissimi verdiniani Riccardo Mazzoni e Riccardo Conti; il cosentiniano Vincenzo D'Anna; i lombardiani Antonio Scavone e Giuseppe Compagnone; ai quali si aggiungono un ex alfaniano (Nico D'Ascola o Paolo Naccarato) e un ex grillino (Alessandra Bencini o Maurizio Romani). Già pronto il nome del gruppo: Azione liberal-popolare. Fino all'ultimo numeri e nomi erano ballerini tanto che qualcuno continuava a dire che «Denis bluffa». Ormai, però, l'operazione gruppo autonomo è cosa fatta. C'è anche il giorno: martedì prossimo. E Vincenzo D'Anna, pirotecnico senatore cosentiniano, lo sbandiera ai quattro venti mentre è in corso il summit Berlusconi-Verdini: «Il dado è ormai tratto alla luce dell'impraticabilità del centrodestra e dell'idiosincrasia che Berlusconi ha mostrato verso chi chiedeva una gestione diversa del partito rispetto a quella imperniata sul cerchio non magico ma “tragico”». Obiettivo politico: dare una mano a Renzi che proprio a Palazzo Madama ha numeri risicati. Sempre D'Anna indica la rotta: «Valuteremo il tasso di liberalismo e riduzione dello statalismo delle decisioni di Renzi, e quanto fatto con il Jobs Act, la scuola, e la riforma della Pa ci sembra vada nella direzione giusta». Ovvio, comunque, che su Italicum e riforme costituzionali arriveranno undici luci verdi.

Tutto bene per il premier? Mica tanto. Anche perché il senatore campano la butta lì: «Posizioni di governo? Non ci interessano. Certo, mai dire mai...». E quel «mai dire mai» sta già creando un putiferio nella maggioranza. Pare infatti che Verdini, per convincere almeno dieci colleghi a seguirlo, abbia promesso loro mari e monti. Dove i mari sono posti di sottogoverno e i monti poltrone non meglio specificate. Ma le fette di torta a disposizione sono sempre troppo scarse rispetto agli appetiti dei politici e già si prefigurano scontri all'arma bianca nella maggioranza. Il senatore di Alleanza popolare, Aldo Di Biagio, infatti già la butta lì: «Non passano inosservate le aperture alla maggioranza di certi profili che fino a ieri si mantenevano ben distanziati da questa. Sarà interessante approfondire le motivazioni che animano questa recente apertura». E ancora: «Si faccia attenzione - dice il senatore centrista - perché gli ampliamenti eccessivi rischiano di condurre a un'implosione e una maggioranza allargata può anche essere una evitabile zavorra».

Insomma, la stampella verdiniana potrebbe essere un boomerang. Potrebbe, cioè, non sorreggere ma addirittura sgambettare il premier posto che l'ex capogruppo piddino alla Camera, Roberto Speranza, già avverte: «Su Verdini e gli amici di Cosentino ho posto una enorme questione politica: per me è un errore gravissimo lavorare a una stampella di trasformisti della destra. Aspetto ancora una risposta chiara da Renzi».