Usa, mina sul governo: "Un alto funzionario coinvolto in Russiagate"

Il New York Times: Trump ha detto a Lavrov di aver cacciato Comey per alleggerire la tensione

New York - Alla vigilia del suo primo attesissimo viaggio all'estero che inizia oggi a Riad, in Arabia Saudita, Donald Trump torna sul licenziamento dell'ex direttore dell'Fbi. E respinge per l'ennesima volta al mittente l'accusa di aver chiesto a James Comey di chiudere l'inchiesta sul Russiagate. Poi bolla il rischio impeachment come «una cosa ridicola», sottolineando che bisogna riprendere «a lavorare tutti per il bene del Paese e a occuparci dei nostri problemi, perché ne abbiamo molti». Dai media Usa pero' arrivano nuove grane. Il Washington Post ha rivelato che un alto funzionario della Casa Bianca molto vicino al presidente americano sarebbe coinvolto nelle indagini in corso sul Russiagate. Mentre il New York Times ha riportato le parole dette da Trump al ministro degli esteri russo Sergej Lavrov: il licenziamento di Comey alleggerisce la «forte pressione« su di me, avrebbe detto The Donald. «Mi trovavo sotto una forte pressione a causa della Russia» avrebbe poi ammesso, definendo Comey un «pazzo, fuori di testa».

Intanto nella capitale continuano le discussioni sulla successione alla guida dell'Fbi. Il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha detto che nessun annuncio è imminente, ma la nomina potrebbe arrivare durante la missione di Trump in Medio Oriente ed Europa. Anche se prima di imbarcarsi il tycoon ha lasciato intravedere il tentativo di lasciare a Washington le polemiche e gli scandali degli ultimi giorni, scrivendo su Twitter: «Proteggeremo con forza gli interessi americani, è quello che mi piace fare». In pole position c'è l'ex senatore democratico, oggi indipendente, Joe Lieberman, candidato come vice presidente in ticket con Al Gore nel 2000. Optare per il 75 enne Lieberman, che ha servito in Senato come democratico e alle elezioni dell'8 novembre scorso ha sostenuto Hillary Clinton, consentirebbe alla Casa Bianca di caratterizzare la scelta come bipartisan. Ma nonostante questo fanno muro i democratici, a cui Lieberman non piace. La contrarietà sarebbe legata alla sua opposizione all'agenda di Obama nel finale della carriera in Senato, ma soprattutto alla convinzione che il direttore dell'Fbi non dovrebbe essere un ex politico. A Lieberman mancherebbe pure l'esperienza per ricoprire il ruolo, visto che pur essendo stato procuratore generale del Connecticut non ha mai avuto impegni federali in materia di applicazione della legge.

Sul licenziamento di Comey, intanto, è tornato a esprimersi il vice ministro della giustizia Rod Rosenstein, per il quale la decisione di Trump è stata «appropriata». E che poi ha difeso il suo memorandum con le motivazioni della raccomandazione al tycoon. Ma emergono anche nuovi dettagli sul comportamento di Comey, che in più occasioni avrebbe cercato di mantenere le distanze da Trump e si sarebbe lamentato del comportamento inappropriato del presidente e del suo staff. Una versione raccontata al New York Times da alcune fonti tra cui Benjamin Wittes, amico dell'ex direttore dell'Fbi e componente del think tank Brookings Institution. Wittes ha spiegato che nel corso di un pranzo, nel mese di marzo, Comey si era lamentato con lui di aver trascorso i primi due mesi dell'amministrazione Trump tentando di mantenere le distanze e cercando di educare il team di The Donald sulle corrette modalità di comunicazione. Oltre ad avergli rivelato che il presidente stava cercando di instaurare un rapporto di amicizia, ma che lui opponeva resistenza perché lo riteneva inopportuno. Come quell'abbraccio nello studio ovale subito dopo l'insediamento, che secondo Wittes mise Comey a disagio fino a lasciarlo disgustato. Prima della cena a due dello scorso gennaio alla Casa Bianca, poi, Comey avrebbe fatto parecchie prove, immaginando con alcuni assistenti le possibili domande di Trump e le sue risposte, anche con lo scopo di assicurarsi che il presidente non avrebbe usato le sue parole contro di lui in seguito.