«Usano le navi antiscafisti come taxi per i profughi»

RomaMentre l'esodo dalle coste libiche non accenna a diminuire e migliaia di migranti continuano ad approdare sulle nostre coste ogni giorno, si riaccende la polemica politica sulla gestione degli sbarchi da parte del governo e sulle nostre navi che «continuano a fare da taxi» invece di contrastare l'attività dei mercanti di uomini.

I parlamentari di Forza Italia Renato Brunetta e Maurizio Gasparri, in particolare, si scagliano contro il ministro della Difesa Roberta Pinotti chiedendo che venga subito in Parlamento per spiegare cosa stanno facendo le navi militari4 impiegate nell'operazione Eunavfor Med, che dovevano distruggere i barconi vuoti e combattere gli scafisti e che invece «stanno portando clandestini in Italia senza alcun controllo». «L'Ue ha lasciato questa operazione a metà - accusano Brunetta e Gasparri - e l'Onu se ne frega». La missione, partita alla fine dello scorso luglio, non è mai entrata nella fase di effettivo contrasto ai trafficanti in attesa che arrivi il via libera da Bruxelles. E nel frattempo le navi di Eunavfor Med vengono utilizzate, quando necessario, per soccorrere i barconi in difficoltà e trasportare gli immigrati in Sicilia. Come accaduto l'ultima volta soltanto due giorni fa. Per questo i parlamentari di Forza Italia ora vogliono spiegazioni dalla Pinotti. «Siamo stati ingannati - dicono, richiamando anche l'attenzione del Presidente della Repubblica nella sua qualità di capo delle forze armate - siamo stati disponibili a votare una missione che aveva finalità evidentemente tradite. C'è qui una violazione di legge da parte del governo italiano che ha preso un voto per la sicurezza e usa invece i mezzi per aumentare l'illegalità. Il ministro deve essere convocato con immediatezza in Senato e a Montecitorio perché non tolleriamo di essere presi in giro».

Gasparri accusa anche il Viminale di fornire numeri falsi sugli arrivi dopo che soltanto un paio di giorni fa il direttore per l'immigrazione, Giovanni Pinto, aveva detto che rispetto allo stesso periodo dello scorso anno gli sbarchi sono stati 7mila in meno. «Pinto azzarda numero risibili sugli ingressi - sostiene il senatore di Fi - quando l'invasione è sotto gli occhi di tutti. Si nega l'evidenza, si continuano a spendere cifre esorbitanti e si prende in giro l'Italia intera continuando a finanziare un vergognoso scafismo di Stato, visto che le nostre navi continuano a fare da taxi».

I numeri dell'immigrazione, in effetti, sono sempre da vera emergenza. Negli ultimi giorni il flusso è stato continuo. Dopo le quasi 5mila persone soccorse sabato in un solo giorno nel canale di Sicilia, ieri a Palermo la nave tedesca «Holfein» ha sbarcato 767 migranti provenienti da Mali, Ghana e Senegal. A Crotone, invece, la «Luigi Dattilo» è arrivata in porto carica di 1.137 immigrati provenienti da Siria, Sudan, Marocco, Somalia e Tunisia, 537 dei quali saranno trasferiti subito, mentre in 600 rimarranno a Crotone. C'era anche un bambino di 8 anni tra i 40 minori non accompagnati provenienti dall'Africa sub-sahariana salvati mentre viaggiavano su alcuni gommoni con altri 340 migranti e portati a Trapani dall'imbarcazione di Medici senza Frontiere, mentre altri 877 sono arrivati a Reggio Calabria. La nave militare «Vega», invece, ne ha scaricati 337 a Pozzallo, in provincia di Ragusa, mentre 146 persone sono state soccorse mentre erano a bordo di un gommone in difficoltà. Sempre la Marina militare ha accompagnato a Catania altri 130 migranti.

Commenti

MEFEL68

Lun, 21/09/2015 - 16:26

Già da qualche anno, vedendo le operazioni della nostra Marina, avevo parlato di scafisti di stato. Una Marina impiegata, non per difendere il nostro mare, ma per vedere se c'è qualcuno da portare in Italia. Con queste intenzioni, allora, era meglio che si andavano a prendere direttamente sulle loro coste. Avrebbero risparmiato qualche vita umana(ma poi non avrebbero avuto foto pietose da esporre sul palco) e avrebbero tagliato i guadagni degli scafisti. Con i soldi risparmiati, almeno i migranti avrebbero potuto mantenersi per un po' di tempo.