Il Vaticano cauto: stiamo a vedere

Dalla Santa Sede trapela «profondo interesse» per il neopremier

Serena Sartini

Roma Attesa ma anche grande attenzione alle prossime mosse. Sono queste le espressioni più ricorrenti che circolano in queste ore Oltretevere. L'arrivo di Paolo Gentiloni al governo viene seguita con «profondo interesse» nei Sacri Palazzi, «senza però dare giudizi fin da ora, ma nell'attesa di ciò che succederà nei prossimi giorni».

«Gentiloni è un cattolico fanno notare dal Vaticano - proviene da una famiglia impegnata in vari modi nel movimento cattolico, potremmo definirlo un post democristiano. Il Vaticano segue con attenzione le vicende politiche italiane, ma si sta molto attenti a non tirare la giacchetta né da una parte né dall'altra. Stiamo a vedere». D'altra parte, continuano le fonti, «la continuità con Renzi non è un peccato originale, non è mal vista. E Gentiloni potrebbe incarnare quella figura giusta affinché il Paese possa trovare una strada di sviluppo. Un Paese bloccato senza prospettive demografiche ed economiche non va bene». Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano quali fossero a suo parere le priorità del Paese, ieri il presidente dei vescovi italiani Angelo Bagnasco ha detto: «Il lavoro e la casa, perché la gente fatica ad andare avanti».

In effetti, l'identikit di Gentiloni sembra non dispiacere al Vaticano: innanzitutto per la sua storia di cattolico. Il premier frequenta un istituto montessoriano e riceve un'educazione cattolica, è discendente di Vincenzo Ottorino Gentiloni, firmatario dell'omonimo patto che, in vista delle elezioni del 1913, segnò l'ingresso dei cattolici nella politica italiana; e ha fatto il catechista insieme ad Agnese Moro, figlia di Aldo. Piace, Gentiloni, nelle gerarchie vaticane, anche perché è un moderato, perché è un mediatore, perché è vicino quanto basta alla linea del Papa, perché ha buoni rapporti con la segreteria di Stato, costruiti nel tempo fin da quando lavorava come assessore per il Giubileo del 2000. Tutti elementi che fanno ben sperare, Oltretevere, nell'operato del nuovo premier. Gentiloni ha legami forti in particolare con monsignor Paul Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, ovvero il ministro degli Esteri vaticano.

Proprio tra i due c'è stato un incontro appena una quindicina di giorni fa. «L'incontro aveva detto Gallagher il 24 novembre - si inserisce in un contesto di periodiche consultazioni in termini di politica estera tra Italia e Santa Sede, avviate lo scorso anno: si tratta di un'iniziativa dettata da ovvi motivi di storica e geografica prossimità, ma anche da rapporti bilaterali improntati al dialogo e alla collaborazione». Tuttavia, nelle Sacre Stanze sono rimasti molto sorpresi dall'esito del referendum e non ha fatto piacere la vittoria del No. «Ora dicono dalle Mura Leonine - la legge elettorale va cambiata, perché così non va affatto bene».

Silenzio invece da parte della Conferenza episcopale italiana. «C'è attenzione e interesse sulla questione, perché i vescovi vogliono che prevalga il bene comune del Paese fanno notare ma allo stesso tempo è troppo presto dare un giudizio sulla figura di Gentiloni. Attendiamo». Un silenzio che ha accompagnato tutta la campagna referendaria. «I vescovi non entrano sulle questioni prettamente politiche», fanno notare dalla Cei. «Il Papa è attento su questo, che la Chiesa non venga strumentalizzata».

Il Forum delle associazioni familiari, invece, ha già inviato una lettera aperta al neopremier chiedendo attenzione sul tema della famiglia. «Le famiglie soffrono, il governo dia risposte. Le chiediamo di fare della famiglia il simbolo di un mandato. Solo se regge la famiglia regge il Paese», scrive il presidente Gigi De Palo.