Dal velluto nero al rosa shocking, sfila l'eredità di Madame Schiap

Ortodossa osservanza di un heritage che qui si rivela come una dichiarazione d'intenti, su una trama contemporanea di leggerezza essenziale. Questo il binomio espressivo della collezione Haute Couture della Maison Schiaparelli, titolo Il Teatro di Elsa, stasera si recita per l'autunno-inverno prossimo. La semantica decorativa e composita, le eterogenee e concitate citazioni surrealiste e barocche, l'oro e il penchant per una provocatoria eccentricità radicato nel brand parigino, complice il segno pittorico di Vertès e Christian Bérard, vi si miscelano a un'astratta vocazione alla modernità. Elementi assodati e canonici che armonicamente vanno a fondersi con la riscoperta e fondamentale pulsione geometrica quasi dadaista di Madame Schiap. Un omaggio al suo approccio creativo anni Trenta che si intreccia con il superfetato immaginario camp di Leigh Bowery e l'audacia oltraggiosa della fotografa americana Lee Miller. Alternanza aritmica di silhouette stringate e minimali, declinate su ieratico velluto nero nelle uscite iniziali, per poi esplodere in ricami e broccati laminati Versailles, in una farandola di cuori trafitti, di iris medicei, di soli e sciami di stelle. Fluide pennellate del colore emblematico della Maison di Place Vendôme, il rosa Shocking, che si manifesta anche nelle pellicce patchwork, che contrasta con il vibrante biker in «rhodophane» d'organza a effetto liquido. Giochi di lunghezza e slancio verticale accentuato nelle cappe di taglio drammatico, giacche e panta-gonne in tartan e tweed, una tavolozza di sfumature pastello contrappuntati da toni più vividi. Certo non è un compito semplice quello di raffrontarsi a una leggenda, mettere insieme una rilettura attuale di un universo tanto proverbiale e concluso in sé come quello di Elsa Schiaparelli, romana di Parigi con sofisticate digressioni britanniche e orientali. Convincente al suo debutto quale direttore creativo il francese Bertand Guyon, classe 1965, colto e filologico designer, che spiegava il suo preciso riferirsi allo scintillante universo teatrale e musicale parigino dell'age d'or schiaparelliana tra gli anni Trenta e i Quaranta, dominato da figure quali Jean Anouilh, Louis Jouvet e Darius Milhaud. Ad applaudirlo c'erano anche Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, il wonder duo di Valentino con cui Guyon ha collaborato per ben sette anni, dopo essere passato da Charles Jourdan a Givenchy e Cardin.