La vendetta del Colle sulla Procura di Palermo

Roma Non si è ancora fatto vedere nel Palazzo di Giustizia, il nuovo procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, anche se ha preannunciato che andrà a fare gli auguri di Natale. L'insediamento dovrebbe avvenire prima dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, il 24 gennaio, ma il clima che lo attende è dei più tesi.

La nomina che ha spaccato mercoledì il Csm (13 voti su 23, il vicepresidente Legnini astenuto) ha riaperto il vaso dei veleni nel capoluogo siciliano. Lo aspettano armati sette aggiunti, quasi tutti più anziani di lui e molti pm che già avevano manifestato dissenso alla sua candidatura. Critiche all'«anomalia» di una scelta «politica» sono venute dal procuratore facente funzioni Agueci, dall'ex pm Antonio Ingroia, da toghe delle correnti di sinistra.

Niente da dire su correttezza e professionalità del prescelto, ma si parla di «commissariamento» e «normalizzazione», di vendetta di Giorgio Napolitano, preludio dello smantellamento del processo che ha coinvolto il capo dello Stato, anche di una nuova clausola del Patto del Nazareno.

Alla seconda votazione, con l'inedita alleanza dei laici di destra e sinistra e i sì di primo presidente e Pg della Cassazione sono stati fatti fuori i due contendenti più anziani di 9 anni: il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari (Area) e quello di Messina Guido Lo Forte (Unicost), già aggiunti nel capoluogo siciliano. Il prescelto è di Magistratura indipendente, ha lavorato con Falcone e Borsellino ed è l'unico lontano dal teorema della trattativa Stato-mafia. Ora gli sconfitti valutano un ricorso al Tar, per denunciare che Lo Voi non ha mai guidato un ufficio giudiziario né una Dda.

Si dice a Palermo che dietro la sua scelta ci siano tre protagonisti. Napolitano, che presiede il Csm e a luglio con un intervento inusuale bloccò la nomina, quando il favorito era Lo Forte, storico vice di Giancarlo Caselli, da parte del vecchio Consiglio chiedendo di ricoprire prima le sedi scoperte da più lungo tempo. Secondo: il presidente del Senato Pietro Grasso, già superprocuratore nazionale antimafia, che con Lari e Lo Forte non ha avuto rapporti idilliaci quando guidava la procura palermitana, mentre è amico di famiglia di Lo Voi. Ultimo, il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, 8 anni fa erede naturale di Grasso, di cui era stato il braccio destro a Palermo, che si vide superare da Francesco Messineo per un gioco tra correnti.

Lo Voi, palermitano, 57 anni, 33 di carriera, moglie magistrato penale che dovrà cambiare ufficio per incompatibilità, era fuori ruolo come membro italiano a Eurojust, dopo un passaggio romano da togato al Csm. Nella sua città lo aspetta forse la prova più difficile della carriera.