In vendita l'isola dei pinguini (e delle pecore)

È la terza più grande delle Falkland, ci vivono solo animali. Unica risorsa: la lana

Andrea Cuomo

Le isole Falkland sono tutt'altro che un luogo ameno. Ricordate per la guerra che divise Regno Unito e Argentina nel 1982 per il loro possesso - erano e restarono britanniche, ma per deciderlo finirono per morire in novecento - sono fredde, pietrose, inospitali. Eppure fanno sempre gola a causa di ragioni economiche che hanno a che fare con i diritti di pesca e lo sfruttamento dei giacimneti petroliferi.

Chi volesse potrebbe aggiudicarsene una parte non trascurabile, l'isola di Pebbie, la terza più grande dell'arcipelago, è infatti in vendita. Grande un centinaio di chilometri quadrati, un po' meno della metà dell'isola d'Elba, ha anche diverse migliaia di abitanti, che sfortunatamente però non sono umani: trattasi di pinguini di cinque specie diverse, di uccelli (ce ne sono quarantadue specie differenti), di bestiame, di pecore, di leoni marini. Uomini pochissimi, anzi nessuno stabile. Sull'isola esiste soltanto una fattoria che viene amministrata dalla Gran Bretagna dalla famiglia Harris, erde di quel John Marckham Dean che nel 1969 la acquistò in un pacchetto comprendente anche altre isolette, delle quali gli Harris si sono liberati con il tempo. È rimasta loro solo l'isoletta dei pinguini. La cui amministrazione però è estremamente frustrante.

Perché mai qualcuno dovrebbe essere interessato all'acquisto di questo grande scoglio brumoso che prende il nome dai ciottoli di cui è piena e dove la temperatura massima è di 11 gradi? Malgrado Sam Harris sostenga il contrario, le possibilità di sviluppo turistico sono utopia. Se nessuno ci vive dagli anni Cinquanta perché mai qualcuno potrebbe desiderare andarci in vacanza? Certo, i pinguini e gli altri uccelli marini potrebbero trasformare Pebbie Island in un paradiso dei birdwatcher, ma chi ce li porta lì?

Sam Harris non demorde e, da bravo venditore, sciorina i vanti dell'isolotto di famiglia: le sue catene montuose, i suoi laghetti e le sue graziose ma gelide baie buone per meditare il suicidio, la sua base aerea abbandonata che notoriamente costituisce una grande attrattiva turistica.

Alla fine chiunque dovesse essere interessato ad acquistare questa isola da incubo, lo dovrebbe fare per i quattrini. La principlae risorsa economica è costituita dalla grande quantità di lana prodotta dalle 6mila pecore, che viene smerciata quasi tutta nel Regno Unito. «Avere esperienza nell'allevamento costituirebbe un requisito essenziale. del resto qui ci sono molti animali a cui badare e noi vogliamo che l'isola vada a qualcuno che sia realmente intenzionato a svilupparla», dice Harris.

Il prezzo ancora non è chiaro. Ma come scrisse a penna un anonimo spiritosone sul cartello di vendita di una Fiat Duna che precisava di chiamare a ore pasti: «Mangia tranquillo, Sam».