Venete salve, passa la fiducia Inutile l'ostruzionismo M5s

La Camera approva il decreto che non potrà essere più modificato. Rispettate le condizioni dettate da Intesa

L'hanno messa in banca con il voto di fiducia, perché l'intesa trovata dal governo non poteva tornare in discussione. In nessun modo, in alcun dettaglio. Mentre i deputati grillini si agitavano brandendo salvadanai di terracotta e cartelli con su scritto «no al ricatto delle banche», la Camera dava il via libera alla votazione sulla fiducia. A chiederla era stata Anna Finocchiaro, ormai acerrima oppositrice del segretario Pd ma pur sempre ministra per i Rapporti con il Parlamento. Risultato: 318 sì, 178 no e un astenuto. Così il primo ostacolo sembrava superato, per convertire il decreto in legge non sarà più possibile modificare nulla di quanto deciso dal governo, «condizione fondamentale chiesta da Banca Intesa, Antitrust e Bce», ripetono da giorni i ministri di Gentiloni, che più o meno sono sempre gli stessi che hanno accompagnato con il governo Renzi la via crucis delle banche sofferenti.

Il testo sul quale è stata posta la fiducia è più o meno le stesso licenziato dal consiglio dei ministri del 25 giugno. In più è stata solo inserita la sospensione del pagamento per sei mesi del bond delle banche che hanno chiesto una ricapitalizzazione preventiva. È un dettaglio che l'opposizione pentastellata accoglie in aula alzando al cielo i soliti cartelli «no al ricatto delle banche», accompagnata dal grido «ladri,ladri» e «ladri di risparmi», nel solito clima più da concerto rock che da aula parlamentare. Il resto sarà un ostruzionismo grillino fatto di 83 ordini del giorno, uno per deputato, capace solo di trascinare dopo il tramonto la votazione e rimandare una discussione sulla minaccia jihadista in Italia.

Avanti allora, in questa storie di grilli e cicale, con la volontà di garantire la continuità del sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio e contemporaneamente facilitare la liquidazione coatta amministrativa di Pop Vicenza e di Veneto Banca, dichiarate dalla Bce in condizioni di dissesto. Gli aiuti dello Stato? Un massimo di 5,2 miliardi e vendita di parte delle attività delle due banche a Intesa Sanpaolo, con il trasferimento del relativo personale. Palazzo Chigi, con una nota, puntualizzerà: «Gli aiuti di Stato ammontano a 4,785 miliardi di euro. A questa cifra si aggiungono circa 400 milioni quale fair value delle garanzie prestate dallo Stato sugli impegni delle banche in liquidazione, per un ammontare massimo di circa 12 miliardi. Gli aiuti di Stato sono adeguatamente coperti dai crediti delle due banche». Sarà, ma tra i sondaggisti impazza da tempo pure la moda del sentiment, quella di capire come la pensano gli italiani sulle decisioni della politica. E sul nuovo salvabanche gli italiani sembrano avere un sentimento preciso: solo il 3% lo approva, almeno secondo l'analisi fatta da Voices from the Blogs. Pazienza, dal 2013 a oggi i governi di centrosinistra hanno già salvato 8 istituti. Per un totale di circa 200 miliardi, l'1% del Pil. Qualcosa in banca è stato messo.

Commenti

gabrieleforcella

Gio, 13/07/2017 - 09:22

Vergogna, non hanno tutelato gli azionisti con la scusa puerile e vigliacca che in quanto tali hanno assunto il rischio sotteso ai titoli azionari, quando invece è noto che gli azionisti delle banche venete avessero acquistato le azioni come strumento di risparmio per di più proposto dalle stesse banche come sicuro proprio perchè le azioni non erano quotate sul mercato azionario. Vergogna a chi ha permesso che gli azionisti non fossero tutelati e a chi ora si erge a salvatore delle banche venete. Vergogna anche per molti giornalisti che non hanno preso le difese di questi risparmiatori.