Venezuela, la ribellione dell'esercito

Reparto di militari di Valencia si rivolta contro il governo. Repressione di Maduro

Come da giorni ipotizzavano numerosi analisti, a sollevarsi contro la dittatura di Nicolás Maduro alla fine sono stati gli stessi militari anche se, al momento in cui andiamo in stampa, è ancora incerto l'esito della «ribellione», come la chiamano gli uni, o dell'«atto terroristico di civili travestiti da soldati e finanziati dalla destra» secondo la definizione del regime. Di certo è storico quanto accaduto ieri nella città di Naguanagua, 180mila abitanti nell'hinterland di Valencia, la capitale della regione Carabobo, nel Nord del Venezuela. Dietro il tentato colpo di Stato contro il nuovo status quo imposto con la frode Costituente voluta da Maduro che ha trasformato di fatto il Paese in una dittatura a tutti gli effetti, c'è il misterioso poliziotto della scientifica Oscar Pérez, salito alla ribalta dopo avere sequestrato un elicottero militare con cui sorvolò Caracas, un gesto dimostrativo che lasciò tutti di stucco e rappresentò uno smacco per Maduro & C.

È stato infatti lui a scegliere il nome Operación David per l'attacco, sferrato alle 5 del mattino di ieri contro la 41esima Brigata Blindata all'interno del Forte Paramacay, il più armato di tutto il Venezuela, «Si chiama Operazione Davide ha spiegato lo stesso Pérez perché così come il giovane e piccolo Davide vinse il gigante e tirannico Golia, noi sconfiggeremo questo narco regime grazie all'unione delle forze militari e di quelle civili, che ci appoggiano al 90%».

La notizia della ribellione di un drappello di militari è stata diffusa dagli stessi ribelli in un video trasmesso sui social network in cui, in divisa mimetica verde oliva, una trentina di uomini armati dichiaravano di volere «ripristinare al più presto e con il minor spargimento di sangue possibile la democrazia». Alla guida del gruppo il capitano Juan Caguaripano - già epurato dalla Guardia Nazionale nel 2014 per un presunto tentativo di colpo di stato passato alla storia come Golpe Azul - che spiega nel dettaglio la natura della loro operazione. «Ci dichiariamo in legittima ribellione, uniti più che mai al coraggioso popolo del Venezuela che da oltre quattro mesi è oggetto di torture, persecuzioni e omicidi di stato, per disconoscere la tirannia assassina del dittatore Maduro. Questo sia chiaro non è un colpo di stato. È una azione civica e militare per ripristinare l'ordine costituzionale stracciato da tempo ed in modo definitivo dalla sparuta minoranza che oggi guida il Paese come fosse un'associazione a delinquere, ovvero dalla narco dittatura».

Secondo il numero due di Maduro, Diosdado Cabello - in verità il vero burattinaio della dittatura e tra gli uomini più potenti in assoluto del Paese - l'«attacco terroristico di Caguaripano», come è stato definito in un primo momento, sarebbe stato «stroncato sul nascere». Il condizionale è però d'obbligo visto che, mentre andiamo in stampa, persino davanti a Fuerte Tiuna, a Caracas, sono state piazzate mitragliatrici a difesa, mentre carri armati si vedono un po' ovunque nella capitale. Se, insomma, davvero il colpo di stato fosse stato represso in modo definitivo e per di più con tutti gli insorti arrestati, come annunciato dal capo di stato maggiore Remigio Ceballos, perché tutto questo schieramento di blindati? Inoltre, come mai Caguaripano e Pérez hanno divulgato in tarda sera un comunicato accompagnato da un video in cui, dalle montagne circostanti Valencia, non solo confermano il successo dell'Operazione Davide, che è riuscita a svuotare l'armeria del Forte Paramacay, ma addirittura assicurano che «l'unica cosa negoziabile per i vertici del narco-regime dittatoriale di Maduro e Cabello saranno le carceri in cui dovranno trascorrere i loro prossimi 30 anni. Siamo magnanimi ha ironizzato Pérez in video e non è detto che li rinchiuderemo tutti in prigioni militari, come sono soliti fare loro».

Normale che Maduro abbia minimizzato l'evento, screditando anche la presunta origine militare dei componenti dell'operazione, ma la realtà è ben diversa: da ieri in Venezuela esiste un'insurrezione armata destinata a crescere anche se come finirà, al momento, nessuno lo può dire.