Venezuela, sangue sul voto. Maduro uccide la libertà

Seggi deserti, barricate dell'opposizione e raid delle milizie chaviste. Negli scontri altre sei vittime e decine di feriti

Da Caracas - Per il Venezuela è arrivato il giorno X, come è stato definito, che rischia di traghettare il Paese verso una dittatura in perfetto stile cubano. Il voto indetto dal governo di Maduro per una nuova Assemblea Costituente è, infatti, l'ultima morsa dopo anni di chavismo che hanno indebolito fino allo stremo una popolazione ormai priva di tutti i beni essenziali ma non del coraggio di protestare. Nonostante il divieto governativo degli ultimi giorni di indire qualsiasi tipo di manifestazione, a migliaia gli oppositori si sono riversati in strada in tutto il Paese costruendo barricate e lottando fino all'ultimo sasso contro la repressione dei collettivi chavisti e della guardia nacional. Il prezzo da pagare è altissimo. Nelle ultime 24 ore si contano 13 morti e la lista dei feriti si allunga di ora in ora.

Attaccata in diretta a Caracas, Mariana de Barros, una reporter di Vivoplay mentre insieme ad altri giornalisti copriva l'azione della policia nacional bolivariana per disperdere i manifestanti in Plaza Altamira, nel cuore della capitale. Intanto già nella prima mattinata di ieri gruppi di poliziotti in moto hanno attraversato Caracas sparando contro le case e lanciando gas lacrimogeni per intimidire la popolazione.

Nelle ultime ore arrestato anche l'autista di Freddy Guevara, uno dei leader dell'opposizione. Ma a dare una misura del baratro in cui sta precipitando il Paese è il tentativo di numerosi politici, giudici e magistrati di rifugiarsi nelle ambasciate straniere. Due di loro, eletti alla Corte Suprema dal Parlamento in mano all'opposizione, hanno chiesto asilo politico al Cile visto che almeno tre magistrati di quelli scelti dal Parlamento sono già stati arrestati, uno dei quali risulta essere rinchiuso all'Helicoide, la prigione dei servizi segreti venezuelani.

I seggi sono stati aperti alle 6 di mattina di ieri. Il presidente Nicolas Maduro, tra i primi a votare, ha dichiarato alla stampa: «Oggi è un giorno storico. Ho voluto che il mio voto fosse il primo per la pace, per la sovranità e per l'indipendenza del Venezuela». A parlare anche il vicepresidente Tarack el Aissami, a cui sabato scorso sono stati congelati 500 milioni di dollari dagli Stati Uniti che lo considerano un narcotrafficante: «Sta trionfando la pace - ha dichiarato alle telecamere - sta trionfando la democrazia».

Ma da giorni l'opposizione denuncia il voto come l'ultima farsa di un governo che non ha più credibilità e che farà ricorso ai brogli per non perdere il potere. Tanto che circolano foto attendibili di registri elettorali già riempiti ancor prima che i seggi aprissero, seggi che in molte parti del Paese sono rimasti desolatamente vuoti come denunciano le centinaia di foto e video pubblicati in rete. In queste ultime ore davvero concitate non solo a Caracas ma in tutto il Venezuela l'informazione corre sulle reti sociali con una partecipazione dei cittadini senza precedenti. Chi non può scendere in strada filma le aggressioni dalle finestre, esponendosi al rischio delle pallottole e decine di coraggiosi medici e infermieri prestano servizio volontario nelle manifestazioni in strada.

Eppure nonostante il caos il ministro della Difesa venezuelano ha dichiarato dopo aver votato che salvo focolai isolati «regna la normalità». Secondo uno dei leader dell'opposizione, Stalin Gonzales, de la Mesa de la Unidad Democratica fino alle 10 di ieri aveva votato appena il 3% degli aventi diritto.

E la situazione rischia di esplodere nelle prossime ore. Fonti affidabili hanno rivelato a il Giornale che il governo intende imporre il toque de queda ovvero il coprifuoco per una se non addirittura due settimane in base al quale chi verrà trovato in giro dalle 8 del mattino fino alle 18 potrà essere arrestato senza alcun motivo plausibile.

Intanto la comunità internazionale continua a prendere le distanze dal precipizio nel quale il Venezuela sta lanciandosi. Il presidente della Colombia Juan Manuel Santos ha dichiarato che non riconoscerà i risultati dell'Assemblea Costituente. Quanto agli Stati Uniti, che pure sono tra i maggiori acquirenti del petrolio venezuelano, stanno valutando nuove sanzioni contro il governo di Maduro. Ma il rischio che poi a pagarne il prezzo sia la popolazione è altissimo.