Il vento del voto cambia gli equilibri dentro Forza Italia

Poco più di due mesi e i ruoli sembrano essersi invertiti, segno - forse - di un'inerzia nuova nei delicati equilibri che regnano all'interno di Forza Italia. Quest'estate, infatti, era Stefano Parisi quello che evitava con cura anche la minima polemica, preferendo non rispondere o comunque non affondare quando i giornalisti gli chiedevano cosa ne pensasse delle perplessità dei colonnelli azzurri circa il suo tentativo di rivitalizzare il centrodestra. Un approccio con i guanti di velluto quello dell'ex dg di Confindustria, così low profile dal guardarsi bene dal replicare anche agli attacchi più scomposti arrivati in agosto da diversi big di Forza Italia. Passati due mesi, lo schema è esattamente ribaltato. Con Parisi che ancora ieri ha avuto parole durissime per il partito e la sua classe dirigente che, ha attaccato senza girarci troppo intorno, «faceva la fila fuori dalla porta di Berlusconi per essere messa in lista» nonostante la campagna elettorale la facesse poi da solo il Cavaliere e «non certo loro che i voti non li hanno». Un argomento, va detto, assolutamente fondato, ma che certo non facilita il ruolo che l'ex premier aveva immaginato per Parisi nel rilanciare non solo Forza Italia ma anche una parte importante dell'area di centrodestra. Non è un caso che dentro il partito in queste ultime 48 ore siano in molti ad avergliela giurata, pur scegliendo volutamente di non rispondere pubblicamente agli affondi proprio per evitare di dare risalto mediatico alla cosa. A parte ovviamente Renato Brunetta che - chiamato direttamente in causa da Parisi («con la sua riforma della Pubblica amministrazione non ha fatto nulla» - non si è fatto pregare.

Parti invertite, dunque. Il che, secondo molti, sarebbe anche il termometro di equilibri diversi rispetto a qualche mese fa. Dovuti, probabilmente, anche al momento politico, con l'avvicinarsi del referendum sulle riforme del 4 dicembre. Se Parisi è uomo della società civile che guarda più al centro e ha un approccio più dialogante con la maggioranza, il pendolo in questo momento potrebbe favorire la linea di Giovanni Toti, teorico da sempre di un asse di ferro con la Lega e Fratelli d'Italia. E nei prossimi giorni Berlusconi incontrerà per la seconda volta in meno di un mese Matteo Salvini e Giorgia Meloni per concordare una linea comune sul «No» al referendum. Con i leader di Carroccio e Fdi che chiederanno che Mediaset abbia un approccio più netto sulla questione.