La vera signora di Chanel indossa perle e cappello

Cesare CunacciaParigi É un po' come essere in guerra. Arriviamo al Grand Palais e ci troviamo davanti un impressionante schieramento di polizia in assetto bellico, a un nugolo di cani minacciosi e a vari check-point di controllo, prima di poter accedere all'esclusiva cornice delle sfilate Chanel. Ricoprire un ruolo cosí simbolico e non solo nella moda, ma anche nella cultura nazionale francese, comporta i suoi rischi. Un connubio di forza e fragilità estrema che assurge ad autentica meditazione sull'epoca complessa che stiamo vivendo. Ma una volta dentro, come sempre é andato in scena uno spettacolo straordinario, un inno al vocabolario stilistico e ai capisaldi emblematici della mitica Maison. Fin dalla cornice dello show, una sorta di smisurata riproduzione speculare dell'atelier di Rue Cambon. Seicento metri di passerella, 90 modelle e tre ragazzi, 2000 gli invitati seduti sulle sedie dorate Napoleone III. Un'uscita dopo l'altra, si succedevano gonne longuette svasate a trapezio, silhouettes verticali, le giacche corte dei tailleur, dotate di uno speciale taschino porta-i-phone, laminati matelassé e petites robes noire animate da un sommesso pulviscolo di strass. Leit Motiv, una stupefacente escursione sul tema feticcio del tweed, declinato in mille e una maniera. Ecco le canoniche perle formare sautoir diventati grossi e surreali come i monili di una regina barbarica, ecco la camelia che si impadronisce anche delle stampe allover, i boots punkish, gli abiti da sera a vita bassa '30, le sovrapposizioni di pizzo candido con inserti in pelle e i mantelli rigorosi e ieratici. Infine, un florilegio di borse e accessori. Poi il personale «rappel à l'ordre» di Karl Lagerfeld, giá iniziato con la scorsa haute couture del brand. La magiostrina cara a Mademoiselle, si ripresenta oggi sotto inedite rivisitazioni di materie e colori. E in bakstage, Kaiser Karl perentorio emette il suo oracolo: «É ora che le donne tornino a indossare il cappello». Poi fa un endorsement a favore di Hillary Clinton.