Verona corre sul filo Forza Italia è prima: vacilla il feudo di Tosi

Testa a testa con il centrodestra al 28%. E la compagna del sindaco uscente non sfonda

T re aspiranti sindaci separati da una manciata di voti. Bisognerà aspettare l'ultima scheda per capire chi andrà al ballottaggio per Flavio Tosi a Verona. Il secondo turno è conteso tra l'uomo nuovo del centrodestra veronese, Federico Sboarina, avvocato, Orietta Salemi, Pd, prof di latino e greco al liceo classico e consigliere regionale, e Patrizia Bisinella, fidanzata di Tosi e senatrice di Fare!, il movimento fondato dal compagno. I primi exit poll dell'Istituto Piepoli danno in testa Sboarina, candidato da Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia e altre quattro liste civiche con il 32%, mentre i primi 25 seggi scrutinati (il 10 per cento del totale) lo collocavano tra il 27 e il 28 per cento.

Orietta Salemi con le sue tre liste insegue non troppo distante: le proiezioni di Piepoli la danno al 27% per cento mentre gli scrutini iniziali le attribuivano tra il 24 e il 25. Bisinella, sostenuta da sette liste civiche, sarebbe in una forchetta compresa tra 19 e 23 per cento secondo gli exit poll, ma i primi 25 seggi la avvicinano moltissimo a Salemi. Se Sboarina sembra tranquillo, nella notte dello scrutinio la lotta è tutta tra signore.

Un mese fa il vantaggio di Sboarina nei sondaggi era molto più netto e Bisinella nettamente staccata. Ma dopo un decennio da primo cittadino, la parabola di Flavio Tosi a Verona non è chiusa. La fidanzata ha combattuto una battaglia in salita per farsi conoscere dai veronesi, lei nata a Castelfranco Veneto (Treviso); ma la senatrice ex leghista, uscita dal Carroccio quando Tosi fu cacciato da Matteo Salvini, ha dovuto liberarsi anche dall'immagine di candidato-ombra del compagno sindaco. Il quale proprio venerdì ha inaugurato la sua ultima opera pubblica, una funicolare mozzafiato che sale su Castel San Pietro a dominare la città.

La campagna elettorale di Verona è stata un braccio di ferro tra Tosi e Sboarina, tra la Lega Nord e il sindaco espulso da Salvini. È un intreccio complesso quello delle candidature scaligere: dieci anni fa Sboarina era di Forza Italia e assessore di Tosi mentre la Lega di Bossi e Maroni puntava sul primo cittadino per mostrare il volto migliore del partito, quello delle buone amministrazioni locali, tutte ordine, pulizia, sindaci sceriffo e valanghe di voti nelle città del Nord. Cinque anni fa Tosi fu rieletto (le sue vittorie sono avvenute entrambe al primo turno) disobbedendo al partito e spaccando Forza Italia.

Un sindaco che viene eletto senza ballottaggio ha comunque ragione, ma più di qualcuno gliel'ha giurata. Via via Tosi ha perso pezzi, ha rischiato addirittura di perdere la maggioranza in consiglio comunale. La rottura con la Lega ha segnato una svolta irreversibile. La campagna elettorale ha riflettuto tensioni covate per anni e lo scontro è culminato quando sono apparse foto rubate dei tosiani con l'ex vicesindaco Giacino, condannato per corruzione.

Sboarina ha fatto fruttare la catena di accordi che ha portato il centrodestra a coordinare una serie di candidature nelle città chiamate al voto. Salemi non ha risentito più di tanto del disturbo portato dalla lista di Michele Bertucco, ambientalista e progressista a sinistra del Pd, che viaggia attorno al 4 per cento. Battaglia aperta all'ultimo voto si preannuncia anche al ballottaggio. Sboarina si troverà di fronte una donna, o Salemi o Bisinella. Ed è probabile che i fedelissimi della candidata esclusa faranno confluire i voti sull'altra pur di sbarrare la strada al centrodestra nuovamente unito.