Vertenze di un altro mondo in difesa di casta e privilegi

Capaci di rifiutare l'ultima scialuppa di salvataggio come nel caso Alitalia o di barricarsi contro i tagli ai super stipendi dei dipendenti del Parlamento

RomaUn rinvio per l'approvazione ufficiale dell'alleanza con Etihad e il via libera all'aumento di capitale da 250 milioni di euro deciso dal consiglio di amministrazione. L'assemblea dei soci Alitalia di ieri non ha chiuso sulla questione centrale, ma fonti del gruppo assicurano che a questo punto la strada è in discesa. Il contratto con la compagnia degli Emirati è pronto e i tempi saranno assicurati. Entro il mese la firma e poi l'operatività a settembre. In tempo sicuramente per la programmazione estiva, ma forse anche per quella invernale, come vuole Etihad prima di rilevare il 49% di Alitalia. Sui tempi c'è una certa elasticità. Ieri si era diffusa la notizia di un ultimatum di Etihad a chiudere entro il 28 luglio, ma sia da Abu Dhabi sia da Fiumicino hanno smentito.

«Oggi abbiamo fatto un passo importante perché abbiamo deliberato un aumento di capitale funzionale all'accordo con Etihad», ha detto Gabriele Del Torchio, amministratore di Alitalia. L'assemblea dei soci, riunita per oltre cinque ore, ha deliberato l'aumento di capitale fino ad un massimo di 250 milioni. Ha detto no Air France-Klm, che pesa per circa il 7% del capitale. L'assemblea ha anche approvato il bilancio, con perdite record per circa 569 milioni; e nominato il nuovo Collegio sindacale. Di Etihad, ha precisato il presidente del collegio sindacale Giovanni Barbara, si parlerà «quando gli amministratori saranno pronti e le cose mature».

Resta aperta la questione della Poste, che vorrebbe investire nella newco. Prende quota la soluzione prospettata nei giorni scorsi, cioè una società cuscinetto dove Poste entrerebbe insieme a Cai e dove potrebbe investire altri 40 milioni. Investire nella vecchia Alitalia, per il gruppo di Francesco Caio, significherebbe rischiare uno stop dall'Europa per aiuti di Stato. Resta il nodo sindacale. Sui due accordi non c'è il sì di tutte le sigle. La Uil non ha firmato i tagli al costo del personale, la Cgil gli esuberi. Etihad chiede ancora garanzie. Il fatto che il referendum sul costo del personale non abbia ottenuto il quorum per l'azienda è una buona notizia. Con il voto si chiedeva di abrogare l'accordo, il fallimento del referendum convalida l'intesa.