Video di Boko Haram: «Le vostre figlie ancora in mano nostra»

Luigi Guelpa

Il fallito golpe all'interno di Boko Haram non ha rafforzato la figura e il potere del leader storico dell'organizzazione jihadista Abubakar Shekau, ma ha creato una nuova e pericolosa scissione dopo quella che nel 2012 portò alla nascita di Ansaru. Il nucleo fondato nel 2002 continua a presidiare gli stati del nord della Nigeria (Yobe e Borno), mentre i golpisti di Abu Musah Al Barnawi, ex portavoce dello stesso Shekau, si sono posizionati oltre il confine, controllando Garoua, Bourrah e Mokolo, le città del nord del Camerun. Ciò che maggiormente preoccupa è che nella spartizione dei territori Shekau continua a sposare la causa del califfato di Al Baghdadi, mentre Al Barnawi avrebbe giurato fedeltà al medico egiziano Al Zawahiri, leader di un'Al Qaeda tutt'altro che alle corde. Alla ricerca di operazioni sempre più clamorose, gli adepti di Al Barnwai hanno redatto nei giorni scorsi una nuova dichiarazione di guerra alla cristianità. L'obiettivo (tutt'altro che irraggiungibile) è la cattedrale di Bangui, nella Repubblica Centrafricana, la cui porta santa fu aperta da papa Francesco lo scorso 29 novembre.

E Boko Haram? Le milizie del redivivo Abubakar Shekau, dato per morto almeno cinque volte negli ultimi due anni, non stanno certo con le mani in mano. Proprio ieri il gruppo ha pubblicato un nuovo filmato nel quale vengono ritratte le ragazze rapite nell'aprile 2014 a Chibok. Un terrorista a volto coperto, rivolgendosi ai genitori delle studentesse, spiega che «le vostre bambine sono ancore nelle nostre mani. Circa 40 tra loro sono andate in sposa per volere di Allah, altre sono morte nei bombardamenti aerei». Il rapimento delle 276 studentesse suscitò orrore e indignazione in tutto il mondo, fino alla nascita dell'hasthag #BringBackOurGirls, «benedetto» tra gli altri da Hillary Clinton dal premio Nobel pakistano Malala e dal rapper Wyclef Jean. Nel tempo tutto però è caduto nel dimenticatoio. Sulla vicenda è tornata a parlare Gladys Ohale, la studentessa (oggi 19enne) che riuscì pochi giorni dopo il rapimento a fuggire e a riabbracciare i famigliari. Gladys, cattolica praticante, accusa senza mezzi termini l'establishment nigeriano. «Boko Haram è il voler a tutti i costi far leva sulla religione per imporre le proprie idee. Il mio Paese purtroppo non ha saputo far fronte negli anni all'avanzata dei terroristi e oggi stiamo pagando, a un prezzo intollerabile, la leggerezza della classe politica».