Vince la tattica delle lacrime Per Pistorius un verdetto soft

Il giudice esclude la premeditazione e parla di negligenza. Si va verso l'omicidio colposo. Giuristi critici: «Magistrato troppo clemente»

Esiste un luogo dove a quanto pare è possibile sparacchiare pallottole oltre la porta del bagno, sapendo che di là c'è un essere umano, casualmente la fidanzata, senza che tale gesto sia ritenuto poi così grave. Non da meritare una condanna per omicidio premeditato, non l'ergastolo.

Questo luogo ameno è il Sudafrica, dove i locali uomini di legge e i movimenti a difesa delle donne fanno già il diavolo a quattro per la piega presa dal processo a Pistorius, il famoso campione che corre sulle protesi. La storia è risaputa: il divo dell'atletica, che tanto ha emozionato l'umanità con la sua grande storia di coraggio e di riscatto, decise di festeggiare la notte di San Valentino 2013 ammazzando la fidanzata Reeva Steenkamp, chiusa in bagno - secondo l'accusa per difendersi dalle violenze di Pistorus - e qui crivellata dai colpi sparati verso l'interno. Il processo è ormai alle ore finali: stamattina la sentenza. Ma il clima è già rovente dopo che la giudice Thokozil Masipa, 66enne di Soweto, ha espresso nella lunga motivazione le sue intenzioni. Pistorius può già stare sereno: non c'è ergastolo, nel suo domani. «Non abbiamo la certezza oltre ogni ragionevole dubbio - ha spiegato la giudice - che l'uomo abbia voluto uccidere la fidanzata». Due sole le possibilità: omicidio colposo, massima pena 15 anni, o addirittura assoluzione.

Secondo la signora Masipa - e per fortuna che un giudice donna l'avrebbe fatto a pezzi - Pistorius è tuttalpiù un leggerone, magari anche un po' incosciente. Difatti non gli risparmia esplicite tirate d'orecchie: «La finestra del bagno non era dotata di antifurto e quindi la possibilità che dentro ci fosse un ladro era reale, tuttavia nello stesso tempo impiegato ad impugnare la pistola e dirigersi verso il bagno l'imputato avrebbe potuto agire diversamente, per esempio chiamando la polizia o affacciarsi alla finestra vicinissima al letto per chiamare aiuto». Di più: «Non c'è spiegazione del perchè non abbia chiesto aiuto, decidendo di agire da solo e sparare». C'è dunque «negligenza, eccessivo uso della forza, mancanza di ragionevolezza», questo sì, motivo per il quale un'assoluzione appare agli esperti abbastanza remota. Probabilissima allora la condanna per omicidio colposo, cioè conseguenza tremenda di un gesto comunque non voluto. Chiede e si chiede la giudice: «Come avrebbe potuto l'accusato prevedere ragionevolmente che il colpo sparato avrebbe ucciso la vittima? Chiaramente non poteva prevedere che avrebbe ucciso la persona dietro la porta...».

E come no: sai che c'è una persona dietro la porta, spari attraverso la porta e certo immagini che il colpo finisca in giardino. Mai più puoi pensare che la persona vada a mettersi proprio al di là della porta. Ma le persone chiuse in bagno non stanno solitamente appese al soffitto, ben lontano dalle pericolose traiettorie delle pallottole vaganti?

«Sono sconvolto da tanta clemenza», dice il noto avvocato penalista Martin Hood. Saltando sulla sedia, il professor James Grant, docente di diritto penale alla Wits University, non la prende alla larga: «Il giudice ha deciso che Pistorius non voleva uccidere nessuno. Ma mi spieghi come sia possibile sparare volontariamente quattro colpi verso una toilette e non prevedere la possibilità di uccidere chiunque fosse dentro». Dettaglio aggiuntivo, per niente secondario: quando Pistorus si alza dal letto non trova al suo fianco la fidanzata, dove dunque pensa sia finita se non in bagno, magari giù dalla finestra per attacco di sonnambulismo?

Poi dice che la giustizia italiana sta male. Come minimo non sta benissimo neppure in Sudafrica. Anche laggiù la legge è uguale per tutti. Ma il sospetto che pure lì sia un po' più uguale per i soliti noti è fondato. Pistorius ha molti soldi, tanta fama e buoni avvocati. Insufficienza di prove e giustizia è fatta.