«Lo vinceremo», dice. Pronto il rimpasto: dentro Quagliariello e Damiano

RomaHai capito Alexis, che mossa? Hai visto come si è rilanciato? Ma la Grecia è la Grecia e Renzi non è Tsipras. «In Italia - dice il premier - è impossibile indire un referendum sull'euro o sulla Ue, e non solo perché non lo permette la Costituzione». Così, l'unica possibilità che resta a Matteo per rinfrescare la sua investitura popolare e tornare ai fasti del 40,8 per cento delle elezioni europee, è di aspettare un altro referendum, quello sul nuovo Senato, previsto per l'autunno del 2016. «Sono molto fiducioso - spiega ad Al Jazeera - sul fatto che lo vinceremo. Gli italiani saranno chiamati ad accettare le riforme promesse dal mio governo».

Sulla consultazione confermativa Renzi ha puntato parecchio. Anzi, la sua idea era di farla coincidere con le rischiose comunali di metà anno, quando si voterà a Milano, Napoli e magari anche a Roma. Ma il tentativo di politicizzare le Amministrative per sfruttare il traino del referendum sulle riforme si è arenato di fronte alle difficoltà che sta incontrando la legge sul Senato. In minoranza in Commissione, numeri a rischio a Palazzo Madama, opposizione interna del Pd ringalluzzita: tutto è slittato a settembre, quando forse cercherà di ricompattare il partito aprendo al Senato degli eletti e non dei nominati. Ma intanto, per superare le sfide locali, il presidente del Consiglio avrà bisogno di un'altra idea vincente, tipo gli ottanta euro. A Palazzo Chigi gli esperti stanno studiando se si può fare qualcosa sulle tasse.

E in attesa del colpo di genio, c'è il problema di governare. Dopo la rottura del Patto del Nazareno, il flop alle Regionali, i guai giudiziari di Ncd, l'immigrazione e la crisi greca, il treno è rallentato. Due riforme come la Rai e unioni civili, che sembravano fatte, si sono impantanate. L'immagine del Matteo 1 Rottamatore si è appannata.

Qualcosa invece si muove per le nomine. Tra una decina di giorni Renzi dovrebbe salire al Quirinale insieme a Gaetano Quagliariello, pronto a giurare come ministro per gli Affari regionali. Il rimpasto premierà anche la corrente di Martina, da tempo passato con il segretario. Enzo Amendola prenderà il posto di Lapo Pistelli come viceministro degli Esteri e Cesare Damiano quello di Claudio De Vincenti allo Sviluppo. Scelta Civica troverà spazio alle Infrastrutture. Infine le commissioni. Senza un Nazareno bis, quattro presidenti di Fi alla Camera e due al Senato saranno sostituiti. In attesa del referendum, basterà tutto ciò per rilanciare Renzi?