Vincono i regali di De Magistris Soltanto Lettieri può fermarlo

Il sindaco si è divorato grillini e dem dopo avere promesso case popolari ai centri sociali, reddito di cittadinanza e l'addio a Equitalia. Ma la partita resta aperta

I n un colpo solo Giggino 'o cannibale si è mangiato quel che resta del Partito democratico e i grillini. Con una campagna elettorale tutta giocata all'attacco del premier («Renzi, ti devi cagare sotto» giusto per ricordare una delle tante perle) e una proposta politica a metà strada tra l'anarchia amministrativa e il revanscismo neoborbonico, il sindaco uscente Luigi de Magistris (42,62%) ha letteralmente fatto a pezzi i rivali più insidiosi, quelli cioè che viaggiano sulla sua stessa lunghezza d'onda. O quasi.

La macchina della propaganda arancione non ha conosciuto soste, in queste settimane: ha spiazzato il M5S con la delibera di giunta che istituisce il reddito di cittadinanza. Un assegno da 600 euro al mese a ogni disoccupato per un totale di 15 milioni all'anno. Mancherebbe in realtà la copertura finanziaria perché le casse municipali segnano un rosso da oltre un miliardo e seicento milioni, ma direbbe Totò sono «bazzecole», «quisquilie», «pinzellacchere». Che cosa sono i vincoli di bilancio di fronte alla grandiosità della rivoluzione? Sulle tasse, il deMa ha fatto pure di più: ha promesso l'addio a Equitalia, la più odiata dai napoletani, con un'altra delibera di buone intenzioni e zero contenuti pratici. Con i compagni di Sel ha addirittura sponsorizzato una proposta di legge, presentata in Parlamento, per fare del capoluogo campano un Comune a statuto speciale con autonomia finanziaria e legislativa. Una cosa tipo la libera Repubblica di Giggino.

Ma non solo. Il sindaco uscente ha distribuito un bel po' di alloggi popolari a pochi giorni dal voto andando a pescare in quell'elettorato di sinistra che, nelle periferie, da Secondigliano a Scampia, da Ponticelli a San Giovanni a Teduccio, ha sempre votato seguendo i brontolii della pancia. E ha infine lasciato che i centri sociali occupassero edifici pubblici di proprietà comunale proteggendoli sotto il vessillo delle iniziative culturali per la valorizzazione dei beni comuni. Centri sociali che hanno poi ricambiato con una mobilitazione di massa nei rioni più poveri.

Insomma, LdM è come se avesse buttato una rete a strascico in un acquario. E oggi può esultare rivendicando di aver vinto, «senza soldi», contro «tutti i poteri forti», contro il «governo» e la «camorra». Ma i tempi per i festeggiamenti sono stretti. Giggino si è già messo al lavoro per un accordo col leader pentastellato Brambilla (9,71%) che rifiuta sì le avances, ma non ha le spalle abbastanza forti per controllare tutto il Movimento. «Nessuno può dare la vittoria per scontata dice Giggino In questi giorni dobbiamo lavorare, convincere gli astenuti, gli indecisi e parlare a tutto l'elettorato». Malgrado i successi, de Magistris non chiude però la partita al primo turno come aveva garantito ai suoi. Dovrà vedersela con un agguerrito Gianni Lettieri (24,08%) che promette battaglia casa per casa, rione per rione: «Sono l'unico candidato civico. Palazzo San Giacomo è stato scosso da una questione morale senza precedenti. Riporterò l'etica e la trasparenza. Aprirò porte e finestre. Voglio strappare Napoli dalle mani dei politicanti». Il disastro, alla fine, è solo in casa del Pd. Renzi ha annunciato che commissarierà il partito napoletano, mentre la candidata Valeria Valente (21,22%), che si «assume la responsabilità politica di questo risultato», scalcia contro Antonio Bassolino («con lui sarebbe stato peggio») e si smarca dai verdiniani («una scelta non positiva»). Probabilmente, non resterà nemmeno in consiglio comunale ma si è riconquistata dicono i maligni il seggio a Montecitorio anche per la prossima legislatura. E tanto basta.