Vino, dieci miti da sfatare per bere "scorretti" e felici

Ecco come dribblare le troppe liturgie legate alle degustazioni. Ok a bollicine del Sud, rossi freddi e col pesce e tutti al supermarket

Verona - Seicentomila. Sono le bottiglie stappate nel corso dei quattro giorni del Vinitaly, la più grande fiera del settore che si è chiusa ieri alla Fiera di Verona con un bilancio di 150mila visitatori, stabili rispetto all'anno scorso, ma con una maggiore soddisfazione da parte dei 4200 espositori. «Gli affari si sono fatti. Forse - ipotizza il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani - abbiamo perduto quelli che non servivano per acquistare i buyer veri». I buyer sono giunti da 140 Paesi (un anno fa erano 120): il Brasile entra nella top ten , cresce l'India, anche Taiwan si posiziona bene. Massiccia la presenza dei cugini francesi: una bella soddisfazione.

Un'edizione del Vinitaly vissuta anche della prossima Expo milanese. Il Padiglione del Vino, curato proprio da Veronafiere, avrà 3500 referenze in rappresentanza di quasi 3mila aziende, anche se l'unico vino ufficiale della kermesse sarà il Franciacorta. Il presidente del consorzio, Maurizio Zanella, ci punta forte, soprattutto per aumentare la quota delle esportazioni del grande vino che arriva dal lago di Iseo, che anche a causa dei prezzi alti dovuti a un disciplinare «rigido al limite dell'autolesionismo, spesso non convince il consumatore straniero, che a quel prezzo preferisce uno Champagne, magari meno buono ma con un prestigio più consolidato». E per l'Expo è stato anche creato un vino poliglotta, il San Colombano Nettare dei Santi, la cui etichetta riporta indicazioni in 42 lingue differenti, compresi swahili, persiano, russo, arabo e tigrino.

Non è un caso, a questo punto, che il padiglione più visitato a Verona sia stato proprio quello della Lombardia, con 89mila visitatori. In pratica più di un visitatore su due ha fatto capolino tra i corridoi della Valcalepio, della Valtellina, del Garda, della Lugana. Tra le cose che più hanno incuriosito i visitatori della Lombardia, il fatto che nello spazio della doc Oltrepò Pavese, in collaborazione con il Laboratorio di Neuromarketing dello Iulm di Milano, sommelier e wine lover sono stati sottoposti a test per misurare la loro reazione emotiva e fisica al packaging e all'assaggio del prodotto, con misurazione di battito cardiaco, pressione e attività cerebrale.

Vino buono, vino bello. La Coldiretti ha dedicato uno spazio al «Wine beauty», presentando il dopobarba all'Amarone, la crema per il viso alla linfa di vite, lo scrub agli scarti di potatura, il gel di uva rassodante, la crema antietà allo spumante e lo shampoo al rosato. Curioso anche il primo vaso vinario in coccio pesto, antica miscela di fermenti di laterizi macinati, sabbia, legante cementizio in bassa percentuale e acqua declorata: totalmente naturale e poroso, consente una micro-ossigenazione del vino. Infine la barrique abitabile, una micro-suite con tutti i comfort, ideata da un'azienda per trascorrere una notte tra i filari dentro una botte ( www.alberiecase.it ); la bottiglia-barrique in legno di quercia, che replica gli effetti dell'invecchiamento in botte direttamente a casa; e l'autovelox che misura anche il tasso alcolico, con un laser che calcola la densità delle molecole d'alcol emesse dai polmoni del conducente. Un progetto della Military University of Technology di Varsavia per cui nessuno davvero ha stappato bottiglie a Verona.

Commenti

Kamen

Gio, 26/03/2015 - 09:41

Articolo apprezzabile che mette in risalto uno dei tanti punti di forza della produzione agricola italiana.Purtroppo,questa mattina,a Radio 24 il sinistro e tracotante Milan,che non ha logicamente fra i suoi preferiti "IL GIORNALE",ha irriso,per l'ennesima volta,il contenuto di un articolo di questa testata senza neppure averlo letto.