Viola indagato, l'ira dell'azionista «Lasci, non è solo un atto dovuto»

Bivona di Bluebell Partners chiede al cda di sfiduciare l'ad

Il 14 aprile l'assemblea dei soci di Mps ha respinto con il 99,9% dei voti presenti in aula (pari al 31% del capitale) la richiesta di azione di responsabilità nei confronti dell'ex presidente Alessandro Profumo e dell'ad Fabrizio Viola, avanzata da Giuseppe Bivona della società di consulenza Bluebell Partners. Quest'ultimo giudicava non corretti i bilanci approvati negli anni scorsi perché contenevano la contabilizzazione a «saldi aperti» del derivato Alexandria.

Dopo la bocciatura Bivona ha subito presentato un esposto alla magistratura. E così la procura di Siena ha iscritto i nomi di Viola e Profumo al registro degli indagati con l'ipotesi di reato di falso in bilancio. «Un atto dovuto», lo ha definito il 19 agosto in una nota Viola ribadendo la necessità di distinguere quanto fatto dalla nuova gestione, rispetto a quella passata targata Mussari. Ma Bivona non molla e lunedì sera ha inviato all'ad del Monte (e per conoscenza anche alla Procura, Gdf, Palazzo Chigi, Ministero del Tesoro, Bce, Eba, Bankitalia e Consob) una nuova missiva contestando le dichiarazioni del banchiere. In particolare, il riferimento all'iscrizione nel registro degli indagati come «atto dovuto» perché «il significato che Lei ha cercato di indurre il mercato ad attribuirvi ovvero un provvedimento preso dalla Procura in modo pressoché automatico con il malcelato intento di sminuire la rilevanza del provvedimento».

Bivona ribadisce inoltre che la gestione del tandem Profumo-Viola, «nonostante avesse ricevuto decine di precise segnalazioni sull'errata contabilizzazione», ha contabilizzato come titoli di Stato «7 miliardi di temerarie speculazioni in derivati». Operazioni che «da sole hanno quasi fatto fallire la banca ed hanno determinato un deficit di capitale di due miliardi e settanta milioni (al netto degli effetti fiscali)». Di qui la richiesta di Bivona a Viola di «rassegnare le dimissioni onde accelerare da subito la necessaria discontinuità». E in alternativa, al consiglio di amministrazione di «sfiduciare» l'ad e «in subordine» alle autorità di Vigilanza di azzerare l'«intero cda e nominare un commissario».

cc