Virginia e il timore del "fuoco amico". M5s pronto a sfilarsi dopo le Politiche

Ormai è un corpo estraneo al Movimento, ma scaricarla prima delle elezioni significherebbe ammettere il fallimento

Raggi e ombre. Le ombre lunghe dei vecchi amici diventati i nuovi nemici; dei conti da far quadrare a fine mese e di un'apparente unità da sbandierare solo fino alle prossime elezioni politiche. E poi la fuga dei gran consiglieri, di chi a Roma teneva in mano il telecomando e faceva zapping nelle sale del Campidoglio. C'è chi ha deciso di staccarsi e chi è stato cacciato, lasciando comunque una donna sempre più sola. A quindici mesi dall'elezione Virginia Raggi rotola, non amministra, «ormai è l'ombra di se stessa», dicono i pochi fedelissimi che le sono rimasti. E vede ombre ovunque, tra i nemici e ancora di più tra i presunti alleati. Non fa più zapping Pieremilio Sammarco, l'avvocato romano che l'ha lanciata in politica. L'ultima partita del capitano è stata pure l'ultima volta che la sindaca e l'avvocato si sono dati appuntamento. «Virginia Raggi e l'avvocato Sammarco? Erano all'Olimpico il 28 maggio per Roma-Genoa, ultima partita di Francesco Totti. Poi non si sono più visti e dubito si sentano ancora», assicurano in Campidoglio. Il Movimento è stato chiaro: tagliare con il passato. Poi le hanno messo a fianco Lemmetti, grillino d'origine controllata ed ex assessore al Bilancio della giunta livornese di Filippo Nogarin, altro amministratore pentastellato. A Gianni Lemmetti restano meno di tre settimane per disinnescare l'ultima bomba pronta far saltare la giunta romana: a fine settembre va in aula il bilancio consolidato, con quegli assestamenti iniziati dall'ex assessore Andrea Mazzillo. Dopo il via libera della giunta bisogna aspettare l'ok dei revisori dei conti. Non è un parere scontato, ma neppure vincolante. Poi se ne parlerà in aula: i numeri per farlo approvare ci sono, in caso contrario scatteranno le sanzioni. Non il commissariamento, ma (per esempio) il blocco delle assunzioni. L'incognita del bilancio è quella che inquieta di più Davide Casaleggio, preoccupato pure dalle mosse che potrebbe mettere in campo proprio Mazzillo. L'ex assessore al Bilancio ora a capo di quella che sembra la prima vera minoranza tollerata all'interno del M5S. «Superiamo anche questo scoglio, facciamo a ogni costo quadrato con Virginia fino alle elezioni politiche, se Roma cade siamo spacciati, poi si vedrà», ha spiegato Luigi Di Maio, con il solito pragmatismo. Così ha convinto più o meno tutti, ha sedato Casaleggio e disinnescato Beppe Grillo. Meglio, il leader comico ha deciso di far esplodere la sua rabbia «sottacqua», e per due mesi, come annunciato (e poi rabbiosamente smentito) si è sottratto alla «lotta politica» concedendosi un lunghissimo periodo di ferie. E allora la Raggi può continuare a rotolare, tentando di amministrare, seguendo alla lettera gli ordini di un Movimento del quale non si fida più. Con una sfiducia che ormai è chiaramente corrisposta. «Grazie, ma non posso essere a Cernobbio perché sono stata invitata prima alla festa del Fatto Quotidiano», aveva spiegato agli organizzatori del Forum Ambrosetti. Poi la settimana scorsa non si è presentata neppure alla festa di Travaglio e compagnia. Nessuna scusa ufficiale, «improvvisi problemi di famiglia», avrebbe bofonchiato a chi le chiedeva il motivo del secondo forfait. La verità è che la sindaca non si fida più di nessuno, che tra gli uomini di Confindustria avrebbe incontrato Di Maio e tra gli amici del Fatto c'era già Di Battista. «Meglio restare a casa», hanno consigliato alla sindaca i suoi guru della comunicazione. Lei non vedeva l'ora di sentirselo dire e si è volatilizzata.

Impaurita più dal fuoco amico che da quelle nemico, Virginia Raggi non sa più di chi fidarsi. Le hanno fatto chiudere la chat, gli amici della prima ora sono diventati infrequentabili, ordini dall'alto. Non può più ascoltare i consigli di Sammarco, che dal suo studio legale le apriva le porte della Roma che conta. Frongia? «Un assessore che va per conto suo», dicono i grillini di governo. Marra dopo le manette è stato ingoiato dal vortice giudiziario; mentre Romeo, perso il vizio di intestare polizze vita a favore della sindaca, «è rimasto a fare il suo lavoro in Comune, alle Partecipate». Così Virginia resta sola, «ma dobbiamo resistere», intima Di Maio. Di cosa si sia detto il vicepresidente della Camera con Raffaele Marra «tra poco non lo ricorderà più nessuno» assicurano i movimentisti. Di Maio sarà il candidato premier, l'annuncio verrà fatto a Rimini, l'ultimo fine settimana di settembre, alla covention nazionale. Insomma, tra una manciata di giorni. Delle primarie online non si sa ancora nulla, si cercano i rivali giusti, non ci saranno sorprese. Di Battista sembra si sia già sfilato, assicurano lo farà anche Roberto Fico. Correrà Nicola Morra, si sacrificherà il senatore eletto in Calabria, giusto per mettere in piedi qualcosa che assomigli a una competizione. La base romana spinge perché si candidi anche Andrea Mazzillo, l'ultimo nemico giurato di Virginia Raggi. L'ex assessore al Bilancio ci sta pensando, non è convinto. Casaleggio e Grillo non avrebbero problemi se Mazzillo si mettesse in corsa: non ha i numeri per vincere e una sua candidatura sembrerebbe un segnale della democrazia interna al Movimento. E getterebbe un altra ombra sulla sindaca meno amata dai Cinque Stelle.

Commenti

Fossil

Mar, 12/09/2017 - 17:47

È molto più elegante se è lei che dà le dimissioni finalmente piuttosto che farsi esautorare...

bruco52

Mar, 12/09/2017 - 22:50

i verdetti del web...ecco cosa vogliono propinarci i grillini, persone incapaci, inette, inadatte ad amministrare, a governare un paese, che non ha bisogno di dilettanti allo sbaraglio, ma di menti capaci, intelligenti e sopratutto oneste veramente, nell'animo, più che nelle azioni....

g.ringo

Mer, 13/09/2017 - 12:15

I romani l'hanno votata in massa ed è giusto che se la godano fino in fondo. Chi è causa del suo mal...Aspettiamo con ansia che questa dimostrazione di buon governo romanesco fatto di tweet e messaggini su Fb venga traslato su scala nazionale, tramite Di Miao col suo burattinaio Grillo. Andiamo tutti a votarlo in massa e poi da Portopalo al Brennero potremmo anche noi goderci il buon governo del partito liquido, nel quale poche migliaia, se non centinaia, di minus habens hanno il potere di decidere chi deve governare questo pseudo paese. Solo il 30% dei suffragi? Speriamo possano arrivare al 70%. Credo che poi farò come Fantozzi: un comodo divano, una frittatona di cipolle, un quarto di rosso della casa (la birra mi fa c@g@re) e rutto libero, liberissimo. Indirizzato a tutti i votanti indefessi.