Visita ad Arcore, Salvini freddo con la Meloni

Roma La visita a sorpresa di Giorgia Meloni a Silvio Berlusconi non è certo stata accolta con piacere da Matteo Salvini. Nessuno strappo, soltanto un po' di freddezza rispetto a un gesto dall'evidente sapore politico di cui i leghisti faticano a capire la motivazione. Finora tra i due alleati sovranisti non c'è stato un vero confronto, ma, spiegano, Salvini e Meloni si sentono spesso ogniqualvolta c'è necessità di farlo. Ci sono stati, però, contatti tra i colonnelli per definire accordi in vista delle Amministrative e oggi a Palermo Lega e Fratelli d'Italia presenteranno il comitato elettorale e i simboli che sosterranno il candidato sindaco Ismaele La Vardera.

Salvini resta concentrato sulla battaglia congressuale, sulle primarie degli iscritti fissate per il 14 maggio e sul Congresso federale del 21 maggio. Da ieri deve fare i conti con la discesa in campo dell'assessore regionale lombardo all'Agricoltura, Gianni Fava che vuole rappresentare «i tanti che vogliono continuare a fare la Lega in Lega», ricordando come «Bossi 25 anni fa mi ha spiegato che i voti non si contano ma si pesano. E non è detto che il 12% serva sempre più del 4%».

Salvini vuole prima di tutto raccogliere il massimo risultato possibile all'interno del suo partito, così da rafforzare la sua leadership. La conta avverrà sulla sua linea, quella che i leghisti ortodossi giudicano un pericoloso addio all'identità originaria. Il segretario leghista propugna una Lega nazionalista ma non patriottica, autonomista ma non secessionista, attenta al malumore crescente del Meridione.

Chiuso il congresso Salvini avrà subito test elettorali importanti come le Comunali dell'11 giugno dove spicca il test di Genova, antipasto in vista delle Politiche ma anche dei referendum «autonomisti» di Veneto e Lombardia. Nella Lega, come fa notare Roberto Maroni, si guarda però anche ad altri due appuntamenti: le primarie del Pd che potrebbero avvicinare il Paese alle urne e le elezioni francesi del 23 aprile e 7 maggio dove una vittoria di Marine Le Pen potrebbe rafforzare le velleità solitarie e sovraniste.

Il destino delle future alleanze e la possibilità che la pax brianzola Berlusconi-Meloni contagi anche Salvini è dunque costellata di variabili. Gli esponenti più realisti di Lega e Fdi, però, dubitano che si possa consumare una vera rottura dal momento che, molto probabilmente, le elezioni politiche finiranno per coincidere con le regionali lombarde. Un appuntamento dove l'utilizzo del format del centrodestra unito sarà decisivo per assicurare un secondo mandato a Maroni.

Commenti
Ritratto di riflessiva

riflessiva

Gio, 13/04/2017 - 16:02

Ma stia sereno salvini. avranno parlato di agnellini.