Vittima dei bulli, ma loro rischiano di farla franca

La sorella dell'uomo: «Non sono pentiti e durante il processo hanno minacciato anche me»

Schernito e preso di mira da una gang di ragazzini. Picchiato e morto a seguito delle conseguenze delle botte, come ha stabilito l'autopsia. Non stiamo parlando del 66enne Antonio Stano, ucciso giorni fa nella sua casa a Manduria, ma del 64enne Angelo Partenza, trovato morto il 3 febbraio 2017 nella sua abitazione di Modica, nel Ragusano. Ma «a Manduria i minorenni sono finiti in carcere, qui non hanno fatto un giorno dietro le sbarre e c'è il rischio che non lo faranno mai». È preoccupata Giuseppina, la sorella di Angelo, che chiede giustizia per lui. Il 15 maggio il giudice dovrà decidere se concedere la «messa in prova», con sospensione del procedimento, ai due imputati per la morte di Angelo, che nel 2017 avevano 15 e 16 anni, accusati di omicidio preterintenzionale in concorso, con l'aggravante di avere approfittato di circostante di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all'età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa.

Il 19 gennaio lo aggredirono selvaggiamente nella piazzetta della chiesa di Santa Maria di Betlemme, a Modica, dove Angelo era solito passare del tempo, a due passi da casa. Un'aggressione che lo spedì al pronto soccorso, dove ebbe una prognosi di 30 giorni, salvo complicazioni, per una frattura della parete anteriore laterale, mediale e superiore del seno ascellare destro, una frattura delle pareti laterale e mediale dell'orbita destra, un enfisema sottocutaneo a livello della regione orbitaria e malare destra e la scoliosi sinistro convessa del setto nasale». Si era sentito colpito come da «una mitragliatrice» aveva detto ai carabinieri facendo i nomi dei due aggressori, che la procura di Ragusa ha iscritto nel registro degli indagati per poi passare il fascicolo al tribunale dei minorenni di Catania. Angelo morì nella notte tra l'1 e il 2 febbraio per le conseguenze delle botte. All'udienza preliminare la difesa ha chiesto il rito abbreviato e successivamente la messa alla prova, su cui si deciderà a breve. «Come a Manduria, non è stato un fatto accidentale. Le vessazioni nei confronti di Angelo, che non sapeva difendersi, andavano avanti da tempo dice Giuseppina -. Questi ragazzi l'hanno picchiato selvaggiamente, con cognizione di causa, e quand'era a terra inerme si sono accaniti con ancora più violenza, come ha denunciato lui stesso. La lezione non l'hanno imparata, perché continuano a comportarsi come prima e, nell'ultima udienza, uno di loro, in tribunale, ha persino fatto gesti minacciosi nei miei confronti, volendo chiaramente intendere che di botte ne potevo prendere anch'io».