Volevano far saltare in aria la centrale nucleare di Thiange

Il progetto dei jihadisti era quello di far esplodere uno dei reattori e causare migliaia di morti in tutta Europa. Nella notte blitz nel quartiere Schaerbeek, esplosioni, 5 arresti

Ancora paura ieri sera a Bruxelles nel quartiere di Scharbeek dove alle 23,30 era ancora in corso un'operazione antiterrorismo. Testimoni hanno udito spari ed esplosioni sono intervenuti i corpi speciali di polizia. Arrestate 5 persone. Una giornata drammatica nel ricordo di quanto accaduto nei giorni scorsi. Sarebbe stato un 28 marzo che avrebbe cancellato in un batter d'occhio qualsiasi 11 settembre, devastando l'Europa fin nelle sue fondamenta. I fratelli Ibrahim e Khalid El Bakraoui, i kamikaze delle stragi di martedì, avevano infatti in programma un attentato alla centrale nucleare di Thiange, 90 km a sudest di Bruxelles. I due jihadisti stavano pedinando da mesi il fisico di origini algerine Hamid Ait Abderrahim, direttore del Centro studi dell'energia nucleare di Mol (Anversa), ed erano persino riusciti a piazzare una videocamera tra i cespugli davanti alla sua abitazione. L'obiettivo dei terroristi era il sequestro di Abderrahim, assieme ai suoi familiari, per costringerlo ad accompagnarli all'interno della centrale, che con i suoi tre reattori fornisce quasi un terzo del fabbisogno di energia elettrica del Belgio. Secondo indiscrezioni trapelate da fonti vicine alla polizia sarebbe stata scartata l'altra centrale, quella di Doel, nelle Fiandre, al confine con l'Olanda, perché «troppo delocalizzata». Thiange invece è nel cuore del Belgio «e un'esplosione avrebbe investito di radiazioni mortali Francia e Germania, obiettivi privilegiati dei terroristi». Il video (in tutto una decina di ore) riprendeva gli spostamenti del dirigente in entrata e in uscita dalla sua casa, e sarebbe stato scoperto dagli inquirenti il 30 novembre nell'abitazione della moglie di Mohamed Bakkali, arrestato dopo le stragi di Parigi. Il personale delle strutture di Doel e Thiange è stato evacuato poco dopo le esplosioni di Bruxelles, ma l'attacco sarebbe avvenuto solo nel piano originale, cambiato in corsa e anticipato nei tempi dopo l'arresto di Abdeslam e del suo complice Choukri. Lo scenario immaginato dagli uomini dell'Isis per il 28 marzo era a dir poco apocalittico: attacco all'aeroporto di Zavantem, alla metro di Maelbeek, bombe alla Grand Place e assalto alla centrale di Thiange. Un'operazione condotta da almeno una ventina di guerriglieri, molti dei quali ancora latitanti e pericolosi. Miliziani anche legati a Boko Haram, come aveva anticipato Il Giornale lo scorso 21 marzo. Non a caso ieri la polizia ha effettuato perquisizioni proprio nel quartiere di Matongé, rispondendo a un appello lanciato dal borgomastro Dominique Dufourny: «Siamo in ostaggio del jihad nero, gente che controlla persino attività commerciali e arruola giovani». Qualche «soldato» per il piano originario potrebbe provenire dal quartiere afro, dove comanderebbe tale Usman, personaggio noto sia ad Abdeslam che a Laachraoui.Intanto si alternano conferme e smentite sul commando che ha agito martedì mattina. La procura belga ha rivelato che l'identikit dell'uomo che si trovava con Khalid El Bakraoui, il kamikaze che si è fatto esplodere nella metro, non ha alcuna rilevanza per l'indagine. Un mandato di arresto internazionale per Khalid El Bakraoui era stato emesso l'11 dicembre scorso dal giudice istruttore incaricato delle indagini sugli attentati a Parigi. A questo punto, per fare ordine, osservando le foto della telecamera di sorveglianza dell'aeroporto si può affermare con certezza che Laachraoui è l'uomo a sinistra che spinge un carrello bagagli insieme agli altri due. Al centro nella stessa immagine, l'altro kamikaze, Ibrahim El Bakraoui, identificato dalle impronte digitali. A destra, il terzo uomo, con la giacca chiara e il cappello sulla testa, che per la fuga avrebbe usato una Audi immatricolata a nome di un residente di Limburgo (Liegi) segnalato per radicalismo. Non è stato ancora identificato, ma sarebbe colui che ha sintetizzato il Tatp, l'esplosivo per gli attentati.

Commenti
Ritratto di Renzo Riva

Renzo Riva

Ven, 25/03/2016 - 15:16

Questo articolo conferma il mainstream imperante, per riempire la testa dei lettori di pregiudizi, tanto cari alla sinistra sinistrata. Un conto è dare conto di un piano impossibile di un attacco ad una centrale elettronucleare e segnalando le sue incongruenze altro è spargere ecoterrorismo contro il nucleare. La notizia come l'avete data oggi è degna de "La Repubblica" e non de "il Giornale". Se potete interpellate l'ing. Ugo Spezia e fatevi dire come viene garantita la sicurezza nell'ambito di una centrale elettronucleare; anche in caso di pazzia di parte del personale operativo. Chiedete informazioni pure al suo omologo belga tramite i vostri corrispondenti dal Belgio.