«Voli sicuri, qualcosa nella procedura non torna»

«Anche noi vogliamo risposte. Abbiamo attivato una sala di crisi, in Italia volano 51 Airbus 320, con età media di otto anni, una flotta molto giovane. La gente è perplessa, vorrebbe sapere davvero come sono andate le cose».

Ingegner Carrabba, lei si occupa di sicurezza all'Enac, si può ancora affermare che volare è un mezzo sicuro?

«I dati parlano da soli. Gli incidenti fatali sono stati 12 l'anno scorso e 16 nel 2013. Negli ultimi cinque anni, nel mondo è avvenuto un incidente ogni 4,34 milioni di voli».

Però poi succede che un aereo si schianta contro le montagne in caduta libera.

«No, non c'è stata alcuna caduta libera. L'aereo non è precipitato, è sceso impiegando 8 minuti, ha livellato e poi è sceso ulteriormente a 6800 piedi. Solo che le montagne sono più alte e si è schiantato».

Poteva avere una rotta alternativa?

«In caso di emergenza avrebbe potuto virare e dirigersi verso il mare invece ha proseguito la sua rotta».

È come se non avessero avvertito il pericolo?

«Esatto. Però in addestramento i piloti imparano che in ogni discesa di emergenza bisogna conoscere la situazione sottostante. E allora perché l'aereo si trovava a 6800 piedi quando le montagne erano a 8000 piedi?».

Lei pone degli interrogativi. Ma si è fatto un'idea di cosa sia successo?

«Non lo faccio per rispetto dell'indagine in corso e per i parenti delle vittime. Non si può giocare a trovare una soluzione senza documentazione. Ma appena viene trovato il registratore di volo con i dati, emergeranno le prime evidenze. Per ora mi trovo a sollevare diversi punti oscuri».

Il primo mistero?

«Se l'aereo decide attivare la procedura di emergenza e scendere ad una quota più bassa deve chiedere l'autorizzazione ai controllori di volo. Però non c'è nessuna traccia di comunicazione tra equipaggio e torre di controllo».

Magari il pilota si è sentito male.

«Il secondo che avrebbe preso il suo posto. L'equipaggio era molto addestrato, di grande esperienza».

Un'avaria radio?

«I congegni sono tre, impossibile un silenzio totale. Inoltre i controllori di volo avrebbero dovuto vedere sul radar l'aereo che stava scendendo di quota, ma hanno contattato il pilota?».

Per ora si esclude l'esplosione e la discesa in picchiata. Molti danno la colpa al portellone che era stato aggiustato il giorno prima.

«Durante le prove si fanno addirittura voli con i carrelli aperti ma questo non provoca una caduta dell'aereo».

Insomma dopo il mistero dell'aereo ingoiato dall'oceano ora se ne affianca uno di stampo europeo.

«Ci sono molte cose che non tornano dal punto di vista procedurale. L'aereo malese è davvero un mistero, questo dell'Airbus è un incidente gravissimo che però sarà chiarito. Si sta studiando invece un sistema per evitare che un aereo sparisca nel nulla diminuendo il tempo in cui non è vettorato dai sistemi di controllo».

Allora non dobbiamo avere paura di volare?

«Volare rimane un mezzo molto sicuro di viaggiare. Negli ultimi cinque anni nel mondo ci sono stati 517 morti per gli incidenti aerei, se escludiamo i 298 causati dall'abbattimento dell'aereo sui cieli dell'Ucraina. Un numero irrisorio rispetto ai decessi che avvengono sulle strade».