Voltaire e la sua via stuprati dai fanatici

È qui, con i platani spogli, con i lenzuoli bianchi gettati dal balconi come ultimo atto di pietà a coprire i corpi stesi sull'asfalto, che Parigi è costretta a specchiarsi

È qui, con i platani spogli, con i lenzuoli bianchi gettati dal balconi come ultimo atto di pietà a coprire i corpi stesi sull'asfalto, che Parigi è costretta a specchiarsi. E passano secoli di lumi, di tolleranza, di razionalità, di futuro. È boulevard Voltaire e non è un viale come gli altri. Non solo per il nome, per tutto quello che Francois-Marie Arouet da tutti chiamato Voltaire significa. È qui, al numero 50, che c'è le Bataclan, il teatro dove in nome di Allah hanno martirizzato una ad una, a freddo, cento vite. È qui, nella chiesa di Saint Ambroise, che nel marzo del 1996 cento immigrati si riunirono per chiedere un permesso di soggiorno e furono cacciati dalla polizia. È qui che nel marzo del 1871 furono alzate le barricate della Commune. È qui vicino, se si prende Rue de la Roquette, che si arriva alla Bastiglia, quello che resta, il simbolo e le macerie della rivoluzione, con le speranze tradite, la ghigliottina ed il terrore. Non è la prima volta che questi 2850 metri di strada dritta e di storia sono macchiati dal sangue, mai, forse, però, come questa volta, perché è difficile raccontarla come guerra, come rivoluzione, come violenza. Non è neppure semplicemente una mattanza. È qualcosa che fa molto più paura, dove non riesci a immaginare difesa, è un dio impazzito che getta i dadi e bestemmia perché ora sa che non esiste. È solo caso. È un gioco al lotto dove al posto dei numeri ci sono dei nomi e ognuno di quei nomi diventa una croce.

È una decimazione a colpi di Kalashnikov dove è del tutto assurdo ragionare sulle colpe dell'Occidente e su cosa si poteva fare. Qui c'è solo una rete di fantasmi, morti che camminano e che non hanno timore della morte, che ti sparano in faccia mentre sei seduto al ristorante, ascolti un concerto rock o vai allo stadio o ti abbracci, prendi un tram, guardi una vetrina, o ti affretti per tornare a casa, respiri, vivi.Voltaire, anche lui, impazzirebbe davanti a tutto questo. Non c'è ragione, non c'è empatia, non riesci a guardare il mondo con lo sguardo dell'altro. Se ci provi vedi solo il nulla. Che cavolo fai, ragioni? Chiedi perché? Non ci può essere più tolleranza quando uno all'improvviso, al buio, senza parlare, ti spara alla tempia. Non c'è più tolleranza. Puoi accogliere tutti, non chi è cresciuto qui per ammazzarti. Allora devi fare i conti con la paura, cercando di esorcizzarla, perché la paura è il peggiore dei demoni. È quello che ti costringe a rinnegare te stesso, i tuoi sogni e quello che eri, ti avvelena il cuore e cambia i connotati, alza muri, e sgretola la libertà, la tua individuale e quella degli altri. E ci vuole un coraggio sovrumano per scacciare questi profeti della paura che non hanno più nulla di umano. Non puoi più chiudere gli occhi.Ti viene solo da ripetere la domanda che Voltaire fa nel Candide: «Se questo è il migliore dei mondi possibili, gli altri come sono?». Questa è l'arma peggiore del terrorismo in nome di Allah, cancellare tutto quello che siamo. Ogni decennio ha una città simbolo. New York per gli Anni Zero. Quella degli anni '10 di questo secolo nato maledetto è Parigi.

Commenti
Ritratto di giulio_mantovani

giulio_mantovani

Dom, 15/11/2015 - 23:34

Una citazione di s. Agostino: «A forza di vedere tutto si finisce per sopportare tutto. 
A forza di sopportare tutto si finisce per tollerare tutto. 
A forza di tollerare tutto si finisce per accettare tutto. 
A forza di accettare tutto si finisce per approvare tutto».

Ritratto di giulio_mantovani

giulio_mantovani

Lun, 16/11/2015 - 10:46

perché mi rispondete che non accettate messaggi ripetitivi se non ce ne sono ancora? Ieri scrissi solo una citazione di s.Agostino per evidenziare a cosa porta la tolleranza:"«A forza di vedere tutto si finisce per sopportare tutto. 
A forza di sopportare tutto si finisce per tollerare tutto. 
A forza di tollerare tutto si finisce per accettare tutto. 
A forza di accettare tutto si finisce per approvare tutto».